Cicerone: Contro Catilina 
                 
      CONTRO L. CATILINA I
       
       
      I 1 Fino a che punto, Catilina, approfitterai della nostra pazienza? Per 
      quanto tempo ancora la tua pazzia si far beffe di noi? A che limiti si 
      spinger una temerariet che ha rotto i freni? Non ti hanno turbato il 
      presidio notturno sul Palatino, le ronde che vigilano in citt, la paura 
      della gente, l'accorrere di tutti gli onesti, il riunirsi del Senato in 
      questo luogo sorvegliatissimo, l'espressione, il volto dei presenti? Non 
      ti accorgi che il tuo piano  stato scoperto? Non vedi che tutti sono a 
      conoscenza della tua congiura, che la tengono sotto controllo? O ti illudi 
      che qualcuno di noi ignori cos'hai fatto ieri notte e la notte ancora 
      precedente, dove sei stato, chi hai convocato, che decisioni hai preso?
      2 Questi i tempi! Questo il malcostume! Il Senato conosce l'affare, il 
      console lo vede, ma lui  vivo.  vivo? Addirittura si presenta in Senato, 
      prende parte alla seduta, indica e marchia con lo sguardo chi ha destinato 
      alla morte. E noi, uomini di coraggio, crediamo di fare abbastanza per lo 
      Stato se riusciamo a schivare i pugnali di un pazzo! A morte, Catilina, 
      gi da tempo dovevamo condannarti per ordine del console e ritorcerti 
      addosso la rovina che da tempo prepari contro noi tutti! 3 Ma come? Un 
      uomo della massima autorit come Publio Scipione, il pontefice massimo, 
      fece uccidere senza mandato pubblico Tiberio Gracco, che minacciava solo 
      in parte la stabilit dello Stato, e noi consoli dovremo continuare a 
      sopportare Catilina, smanioso di distruggere, di mettere a ferro e a fuoco 
      il mondo intero? Non voglio ricordare il passato, episodi come quello di 
      Caio Servilio Ahala che uccise con le sue mani Spurio Melio, il 
      rivoluzionario. Ci fu, ci fu un tempo tanto valore nello Stato che uomini 
      impavidi punivano il concittadino ribelle con maggiore severit del pi 
      implacabile dei nemici! Abbiamo un decreto senatoriale contro di te:  di 
      estrema durezza. Allo Stato non mancano n l'intelligenza n la fermezza 
      dell'ordine senatorio: manchiamo noi, noi, i consoli, lo dico apertamente.
      II 4 Decret un tempo il Senato di affidare al console Lucio Opimio il 
      compito di vigilare sulla sicurezza dello Stato. Non pass una notte e fu 
      soppresso Caio Gracco, per quanto suo padre, suo nonno e i suoi avi 
      fossero stati uomini gloriosi, solo perch era sospettato di sovversione; 
      anche l'ex console Marco Fulvio fu ucciso insieme ai figli. Con un analogo 
      decreto senatoriale furono affidati i pieni poteri ai consoli Caio Mario e 
      Lucio Valerio. Si ritard forse di un solo giorno l'esecuzione del tribuno 
      della plebe Lucio Saturnino e del pretore Caio Servilio? Eppure da venti 
      giorni lasciamo che si spunti la lama del potere senatoriale. Anche noi 
      disponiamo di un decreto del Senato, ma  chiuso in archivio, come una 
      spada nel fodero. In applicazione a questo decreto dovresti essere gi 
      morto, Catilina. Invece sei vivo. Sei vivo non per rinunciare alla tua 
      folle impresa, ma per portarla avanti! Desidero, padri coscritti, esser 
      clemente. Ma non desidero che si pensi che sottovaluto la situazione di 
      estremo pericolo in cui versa lo Stato: perci, sono il primo ad accusarmi 
      di inerzia e di debolezza. 5 In Italia, nelle gole dell'Etruria, c' un 
      esercito accampato contro il popolo romano. Cresce di giorno in giorno il 
      numero dei nemici. Ma il capo di quell'esercito, il comandante dei nemici 
      lo vediamo dentro le nostre mura, anzi, eccolo qui in Senato a preparare, 
      giorno dopo giorno, la rovina interna dello Stato. Se, Catilina, subito 
      ordinassi il tuo arresto e la tua condanna a morte, probabilmente dovrei 
      temere di essere criticato da tutti gli onesti per i miei indugi, non per 
      la mia inflessibilit.
      Se, per, non mi decido ancora a fare quel che gi da tempo era 
      necessario, ho le mie buone ragioni. Morirai solo quando non ci sar un 
      uomo cos corrotto, cos perduto, cos simile a te da non ammettere che ho 
      agito secondo la legge. 6 Finch esister qualcuno che avr il coraggio di 
      difenderti, vivrai, s, ma cos come stai vivendo adesso: assediato dalle 
      mie guardie, forti e numerose, che ti impediranno di attentare allo Stato. 
      E poi, gli occhi, le orecchie di molti ti spieranno, ti sorveglieranno 
      cos come hanno fatto finora. E tu non te ne accorgerai.
      III Allora, Catilina, cosa aspetti ancora se il buio della notte non pu 
      nascondere le tue empie riunioni, se neppure le pareti di un'abitazione 
      privata possono contenere le voci della congiura, se tutto emerge, viene 
      alla luce? Cambia idea ormai, dammi retta; dimentica massacri e incendi. 
      Sei braccato da ogni parte. Tutto il tuo piano ci  pi chiaro della luce 
      del sole. Se vuoi, ripercorriamolo insieme.
      7 Ricordi? Il 21 ottobre ho dichiarato in Senato che in un giorno ben 
      preciso, cio il 27 ottobre, Caio Manlio, tuo complice e collaboratore in 
      questa pazzia, avrebbe dato inizio alla rivolta armata. Mi sono forse 
      sbagliato, Catilina, non dico su un'azione di tali proporzioni, cos 
      atroce e incredibile, ma, cosa molto pi sorprendente, sulla sua data? 
      Sono stato sempre io a denunciare in Senato che avevi stabilito di 
      massacrare gli aristocratici il 28 ottobre, giorno in cui molti dei 
      principali cittadini sono fuggiti da Roma non per cercare scampo, ma per 
      fermare i tuoi piani. Puoi forse negare che proprio quel giorno, bloccato 
      dalle mie misure difensive, non hai potuto attentare allo Stato? E quel 
      giorno non dicevi che ti saresti accontentato di uccidere me, che ero 
      rimasto, mentre tutti gli altri erano partiti? 8 E quando eri convinto di 
      occupare Preneste di notte, con un colpo di mano, il 1 novembre, non ti 
      sei accorto che, su mio ordine, quella colonia aveva ricevuto i rinforzi 
      della mia guarnigione, delle mie guardie, delle mie sentinelle? Nulla di 
      quanto fai, ordisci, mediti, sfugge alle mie orecchie e ai miei occhi, 
      tanto meno alla mia mente.
      IV Rievochiamo insieme i fatti dell'altra notte: capirai subito che sono 
      pi risoluto io nel vegliare sulla sicurezza dello Stato che tu sulla sua 
      rovina. Denuncio che l'altra notte ti sei recato in via dei Falcarii (non 
      lascer nulla nell'ombra) in casa di Marco Leca, dove si erano riuniti 
      molti complici della tua pazzia, della tua scelleratezza. Osi negarlo? 
      Perch taci? Te lo dimostrer, se neghi. Vedo, infatti, che sono qui in 
      Senato alcuni uomini che erano con te. 9 O di immortali! In che parte del 
      mondo ci troviamo? Che governo  il nostro? In che citt viviamo? Qui, 
      sono qui in mezzo a noi, padri coscritti, in questa assemblea che  la pi 
      sacra, la pi autorevole della terra, individui che meditano la morte di 
      tutti noi, la fine di questa citt o piuttosto del mondo intero. Io, il 
      console, li vedo e chiedo il loro parere su questioni politiche: uomini 
      che bisognava fare a pezzi con la spada, non li ferisco nemmeno con la 
      parola.
      Cos, Catilina, sei stato da Leca, quella notte. Hai diviso l'Italia tra i 
      tuoi; hai stabilito la destinazione di ciascuno; hai scelto chi lasciare a 
      Roma e chi condurre con te; hai fissato quali quartieri della citt 
      dovevate incendiare; hai confermato la tua partenza imminente; hai detto 
      che avresti aspettato ancora un po' perch ero vivo. Sono stati trovati 
      due cavalieri disposti a liberarti di questa incombenza e a prometterti di 
      uccidermi nel mio letto, quella notte stessa, poco prima dell'alba. 10 Ho 
      saputo tutto non appena avete sciolto la riunione. Allora ho protetto, 
      difeso casa mia con misure pi efficaci; non ho fatto entrare chi, al 
      mattino, avevi inviato a salutarmi: avevo del resto preannunciato a molti 
      autorevoli cittadini che, per quell'ora, costoro si sarebbero recati da 
me.
      V Se le cose stanno cos, Catilina, porta a termine quanto hai cominciato! 
      Lascia una buona volta la citt! Le porte sono aperte. Vattene! 
      L'accampamento di Manlio, il tuo accampamento, da troppo tempo aspetta te, 
      suo generale. Porta via anche tutti i tuoi; se non tutti, quanti pi puoi. 
      Purifica la citt! Mi libererai da una grande paura quando ci sar un muro 
      tra me e te. Non puoi pi stare in mezzo a noi! Non intendo sopportarlo, 
      tollerarlo, permetterlo.
      11 Dobbiamo grande riconoscenza agli di immortali e a Giove Statore, 
      antichissimo custode della nostra citt, per essere sfuggiti ormai molte 
      volte a un flagello cos spaventoso, orribile, abominevole per lo Stato. 
      Un solo individuo non dovr pi metterne a repentaglio l'esistenza. 
      Finch, Catilina, hai attentato alla mia vita, quando ero console 
      designato, mi sono difeso ricorrendo a misure private, non alla forza 
      pubblica. Quando poi, in occasione degli ultimi comizi consolari, in pieno 
      Campo Marzio hai cercato di uccidere me, il console, e i tuoi competitori, 
      ho sventato i tuoi tentativi criminali con la protezione e la forza di 
      amici, senza suscitare disordini pubblici. Infine, tutte le volte che hai 
      sferrato un colpo contro di me, l'ho parato con le mie forze: eppure 
      vedevo che la mia fine avrebbe comportato una grave calamit per lo Stato. 
      12 Ma ormai attacchi apertamente tutto lo Stato; vuoi portare alla totale 
      distruzione i templi degli di immortali, gli edifici di Roma, la vita di 
      tutti i cittadini, l'Italia intera. Perci, dal momento che non oso ancora 
      fare quel che sarebbe urgente e rientrerebbe nei poteri della mia carica e 
      nella tradizione degli antenati, prender un provvedimento meno severo, ma 
      pi utile alla sicurezza comune. Se infatti ti condanner a morte, rimarr 
      nello Stato il gruppo dei congiurati. Ma se tu, come ti esorto da tempo, 
      te ne andrai, la citt si liberer dei tuoi numerosi e infami complici, 
      fogna dello Stato. 13 E allora, Catilina? Esiti a fare su mio ordine quel 
      che stavi per fare di tua volont? Il console ingiunge al nemico di 
      lasciare la citt.  esilio, mi chiedi? No, non te lo posso ordinare, 
      ma, se vuoi il mio parere, te lo suggerisco.
      VI Del resto, Catilina, cosa pu ancora piacerti in questa citt, dove non 
      c' nessuno che non ti tema, nessuno che non ti detesti, tranne gli uomini 
      perduti che aderiscono alla tua congiura? Quale marchio di degradazione 
      morale non  impresso a fuoco sulla tua vita? Quali scandali privati non 
      si legano al tuo nome? Quale oscenit si  mai tenuta lontana dai tuoi 
      occhi, quale delitto dalle tue mani, quale indecenza dal tuo corpo? C' 
      giovane, da te irretito nei piaceri della depravazione, a cui tu non abbia 
      consegnato il pugnale dell'omicidio o la fiaccola di amori perversi? 14 E 
      ancora: poco tempo fa, quando ti sei sbarazzato della tua prima moglie per 
      poterti risposare, non hai forse aggiunto a questo un secondo 
      inconcepibile delitto? Non intendo soffermarmi; preferisco tacere perch 
      non sembri che nella nostra citt  stato commesso un crimine tanto immane 
      ed  rimasto impunito. Non intendo parlare del tuo dissesto finanziario, 
      che sentirai pesarti addosso alla prossima scadenza dei debiti. Vengo 
      piuttosto a fatti che non riguardano i vergognosi vizi della tua vita 
      privata, n le tue difficolt economiche, n la tua immoralit, ma gli 
      interessi superiori dello Stato, la vita e la sicurezza di tutti noi.
      15 Come puoi apprezzare, Catilina, la luce o l'aria di questo cielo quando 
      sai che nessuno dei presenti ignora che il 31 dicembre dell'anno del 
      consolato di Lepido e Tullo ti sei presentato armato nel comizio, che 
      avevi predisposto un gran numero di uomini per uccidere i consoli e i 
      maggiori esponenti della citt e che alla tua folle impresa non si  
      opposto un tuo ripensamento o una tua paura, ma la Fortuna del popolo 
      romano? Ebbene, sorvolo anche su questi fatti: non sono ignoti e in 
      seguito ne hai commessi molti altri. Quante volte hai attentato alla mia 
      vita quando ero console designato! Quante volte quando ero entrato in 
      carica! A quanti attacchi sono sfuggito con un leggero scarto del corpo, 
      come si dice, ed erano diretti in modo da sembrare infallibili! Non 
      concludi nulla, non ottieni nulla, eppure non desisti dal tentare e dal 
      volere. 16 Quante volte ormai questo pugnale ti  stato strappato dalle 
      mani! Quante volte, per caso, ti  caduto, ti  scivolato a terra! [ma non 
      te ne stacchi neppure un momento] A quali misteri tu lo abbia consacrato e 
      dedicato io non so, dal momento che ritieni inevitabile piantarlo nel 
      corpo del console. VII Dimmi: che vita  adesso la tua? Ti parler, ormai, 
      non come se fossi mosso dall'odio, eppure dovrei, ma da una compassione di 
      cui non sei affatto degno. Poco fai sei venuto in Senato. In un'assemblea 
      cos affollata, tra tanti amici e conoscenti, chi ti ha salutato? Se, a 
      memoria d'uomo, nessuno  stato mai trattato cos, ti aspetti forse parole 
      di ingiuria quando gi sei schiacciato dal durissimo giudizio del 
      silenzio? Che dire di pi? Al tuo arrivo questi seggi si sono svuotati. 
      Non appena hai preso posto, tutti gli ex consoli, che tu hai condannato a 
      morte tante volte, hanno lasciato vuoto, deserto questo settore dei 
      banchi. Insomma, con che animo pensi di sopportare?
      17 Se, ai miei servi, incutessi tanta paura quanta tu ne incuti alla 
      cittadinanza intera, riterrei inevitabile lasciare la mia casa. E tu non 
      pensi di dover lasciare la citt? Se poi mi accorgessi di essere, anche a 
      torto, gravemente sospettato e disprezzato dai miei concittadini, 
      preferirei sottrarmi alla loro vista piuttosto che essere oggetto di 
      sguardi di disapprovazione. Tu, invece, che sei consapevole dei tuoi 
      crimini e riconosci che l'odio di tutti  giusto e meritato da tempo, 
      esiti a sottrarti alla vista, alla presenza di chi ferisci nella mente e 
      nel cuore? Se i tuoi genitori provassero paura di te e ti odiassero, se tu 
      non potessi in alcun modo riconciliarti con loro, scompariresti dalla loro 
      vista, immagino. Ora a odiarti e ad aver paura di te  la patria, madre 
      comune di tutti noi, e gi da tempo ritiene che tu non mediti altro che la 
      sua morte. E tu non rispetterai la sua autorit, non seguirai il suo 
      giudizio, non avrai paura della sua forza? 18 Catilina! La patria ti si 
      presenta innanzi e, senza bisogno di parole, ti dice: Da anni, ormai, non 
      c' delitto che non sia stato commesso se non da te, non c' scandalo 
      senza di te. Per te soltanto il massacro di molti cittadini, per te 
      ruberie e soprusi a danno degli alleati sono state azioni libere e 
      impunite. Tu non solo sei stato capace di trasgredire alla legge e alla 
      giustizia, ma addirittura di sovvertirle, di annientarle. Sono cose del 
      passato. Bench non fossero tollerabili, tuttavia le ho sopportate, come 
      ho potuto. Ora, per, che io sia completamente terrorizzata solo a causa 
      tua, che si tema Catilina al minimo rumore, che si abbia l'impressione che 
      qualsiasi complotto contro di me non sia alieno dalla tua mente criminale, 
      ebbene non intendo sopportarlo! Perci vattene e liberami da questa paura, 
      perch non ne sia schiacciata, se  vera, o smetta di temere, se  
      infondata!.
      VIII 19 Se la patria, come ho detto, ti parlasse cos, non dovresti 
      obbedirle anche se non potesse ricorrere alla forza?
      Cosa dici? Ti sei consegnato agli arresti domiciliari? Hai chiesto di 
      andare ad abitare da Lepido per evitare i sospetti? Respinto da Lepido, 
      hai osato venire addirittura da me e mi hai pregato di tenerti agli 
      arresti in casa mia. Ma anche da me hai ricevuto la stessa risposta: non 
      mi sarei sentito per nulla al sicuro a dividere con te le stesse pareti 
      domestiche, quando gi corriamo gravi pericoli dentro le mura della stessa 
      citt. Ti sei rivolto allora al pretore Quinto Metello. Rifiutato pure da 
      lui, ti sei rivolto al tuo amico Marco Metello, un uomo davvero 
      eccellente, che tu giudicavi, evidentemente, il pi scrupoloso nel 
      sorvegliarti, il pi acuto nel sospettarti, il pi severo nel punirti. Ma 
      chi ritiene di dover meritare gli arresti, non sembra ben lontano dal 
      dover essere condannato al carcere? 20 Poich le cose stanno cos, 
      Catilina, se non sai rassegnarti a morire, cosa aspetti a espatriare, a 
      consegnare all'esilio e alla solitudine una vita sottratta a molte, 
      giuste, meritate pene?
      Fai un rapporto al Senato, dici.  questo che chiedi e ti dichiari 
      pronto a obbedire se il Senato decidesse di esiliarti. Non lo presenter: 
      sarebbe incompatibile col mio carattere. Tuttavia ti far capire cosa 
      pensano di te i presenti. Vattene dalla citt, Catilina! Libera lo Stato 
      dal terrore! Se non aspetti che questa parola, parti in esilio! E allora? 
      Non vedi, non ti accorgi del loro silenzio? Sopportano, tacciono. Perch 
      attendi la conferma della parola, quando ti  chiaro il significato del 
      loro silenzio? 21 Se avessi rivolto le stesse parole a un giovane perbene 
      come Publio Sestio, qui presente, o a un uomo cos valoroso come Marco 
      Marcello, il Senato, a ragione, mi avrebbe subito attaccato, assalito con 
      la forza, bench sia console, anche in un luogo sacro come questo. Ma nel 
      tuo caso, Catilina, la loro calma  un'approvazione, la loro sopportazione 
      un giudizio, il loro silenzio un grido. Il che vale per i senatori, la cui 
      autorit ti  certamente cara, ma della cui vita non hai il minimo 
      rispetto, ma vale anche per i cavalieri, uomini del massimo onore e 
      valore, e per tutti gli altri coraggiosi cittadini che circondano il 
      Senato. Hai potuto vedere quanti sono, capirne le intenzioni e, poco fa, 
      udirne le voci. A stento trattengo da te le loro mani e le loro armi, ma 
      facilmente li convincerei ad accompagnarti sino alle porte della citt se 
      ti decidessi a lasciare questi luoghi che da tempo vuoi distruggere.
      IX 22 Ma a che servono le mie parole? A piegarti, in qualche modo? A farti 
      ricredere? A indurti a preparare la fuga, a pensare all'esilio? Potessero 
      gli di immortali ispirarti tali propositi! Ma non mi illudo: se tu 
      decidessi di andare in esilio spaventato dal mio discorso, una tremenda 
      tempesta di impopolarit si abbatterebbe su di me, se non subito, essendo 
      vivo il ricordo dei tuoi crimini, certamente in futuro! Ma  il prezzo da 
      pagare, purch tale calamit ricada su me solo e non comporti pericoli per 
      lo Stato. Non  il caso di chiederti di provar rimorso per i tuoi vizi, di 
      temere le pene previste dalla legge, di avere dei ripensamenti di fronte 
      alle difficolt in cui versa lo Stato. Non sei infatti il tipo, Catilina, 
      da astenerti dall'infamia per pudore, dal pericolo per paura, dalla follia 
      per ragionevolezza. 23 Perci parti, te l'ho ripetuto pi volte, e se vuoi 
      scatenarmi contro la disapprovazione pubblica, perch sono un tuo nemico, 
      come affermi, vattene dritto in esilio! Non mi sar facile sopportare le 
      critiche della gente, se lo farai; non mi sar facile sostenere il peso 
      dell'impopolarit, se andrai in esilio per ordine del console. Ma se 
      preferisci contribuire alla mia lode e gloria, vattene con quell'infame 
      branco di scellerati, raggiungi Manlio, chiama alla rivolta i cittadini 
      disperati, seprati dagli onesti, dichiara guerra alla patria, esulta nel 
      tuo empio banditismo! Non sembrer, allora, che io ti abbia cacciato tra 
      stranieri, ma che ti abbia invitato a raggiungere i tuoi.
      24 Invitarti? E perch dovrei farlo, quando so che hai gi mandato alcuni 
      ad aspettarti armati a Foro Aurelio? E che hai stabilito con Manlio la 
      data del vostro incontro? E che hai inviato anche quell'aquila d'argento 
      che mi auguro porti la rovina, la morte a te e a tutti i tuoi, 
      quell'aquila cui hai eretto un sacello scellerato in casa tua? Puoi 
      privartene per un po' tu che avevi l'abitudine di adorarla prima di andare 
      ad ammazzare qualcuno, tu che muovevi la destra sacrilega dal suo altare 
      per abbatterla su un cittadino?
      X 25 Raggiungerai una buona volta il luogo dove da tempo ti spinge questa 
      tua smania sfrenata e assurda! Il che non ti arreca dispiacere, ma una 
      sorta di incredibile volutt. A una tale follia ti ha generato la natura, 
      ti ha esercitato la volont, ti ha preservato la sorte! Non hai mai 
      desiderato la pace, ma neppure la guerra, a meno che non fosse illecita. 
      Hai trovato per caso un gruppo di delinquenti, gente perduta, dimenticata 
      non solo dal destino, ma anche dalla speranza. 26 Che gioia proverai con 
      loro! Di quale piacere sarai pervaso! Quale delirante ebbrezza ti prender 
      quando, tra tanti complici, non sentirai n vedrai un solo uomo onesto! In 
      ossequio a questa vita si produssero gli sforzi di cui si parla: giacere 
      sulla nuda terra per preparare una violenza, anzi, per commettere un 
      delitto, passare la notte a insidiare il sonno dei mariti, anzi, i beni 
      dei pacifici cittadini. Hai l'occasione di mostrare la tua famosa 
      resistenza alla fame, al freddo, alle privazioni che tra poco, te ne 
      accorgerai, ti stroncheranno. 27 Ho ottenuto almeno questi due risultati, 
      impedendo la tua elezione a console: puoi, attaccare lo Stato da esule, ma 
      non puoi sovvertirlo da console; il tuo tentativo scellerato  chiamato 
      banditismo, non guerra.
      XIOra, padri coscritti, ascoltate con attenzione le mie parole, vi prego, 
      e fissatele nel profondo del vostro animo, perch io possa stornare da me 
      il rimprovero, giusto in un certo senso, che la patria potrebbe 
      rivolgermi. Se la patria, che mi  molto pi cara della vita, se l'Italia 
      intera, se la repubblica mi dicessero: Marco Tullio, che fai? Hai 
      scoperto che costui  un nemico, intuisci che sar lui a condurre la 
      guerra, sai che  atteso come comandante supremo nel campo nemico, che  
      l'ideatore del crimine, il capo della congiura, l'istigatore degli schiavi 
      e l'agitatore dei cittadini perduti. Lo lascerai partire? Darai 
      l'impressione di non averlo espulso da Roma, ma di averlo spinto contro 
      Roma? Non darai l'ordine di arrestarlo, di trascinarlo al supplizio, di 
      punirlo con la morte? 28 Che cosa te lo impedisce? La tradizione degli 
      avi? Eppure pi volte, in questo Stato, sono stati condannati a morte dei 
      cittadini pericolosi senza mandato pubblico. O te lo impediscono le leggi 
      sull'esecuzione capitale dei cittadini romani? Eppure, a Roma, i ribelli 
      non hanno mai conservato i diritti civili! O temi la disapprovazione dei 
      posteri? Dimostri davvero profonda riconoscenza verso il popolo romano - 
      che, magistratura dopo magistratura, ben presto ha elevato al consolato 
      te, un uomo che si distingueva solo per i suoi meriti, ma era privo della 
      garanzia di una famiglia nobile - se per paura di diventare impopolare o 
      di correre dei rischi trascuri la salvezza dei tuoi concittadini. 29 Ma se 
      il timore di subire una tale impopolarit  fondato, devi forse temere di 
      esser criticato pi per la tua inflessibilit che per la tua debolezza? O 
      ti illudi di sottrarti alle fiamme dell'impopolarit quando l'Italia sar 
      devastata dalla guerra, le citt sconvolte, le case bruciate?. XII Alle 
      autorevolissime parole della repubblica e agli uomini che condividono 
      queste idee risponder brevemente. Io, padri coscritti, se avessi pensato 
      che la scelta migliore da farsi fosse di mandare a morte Catilina, non 
      avrei permesso a un delinquente come lui di vivere un'ora di pi. Se 
      infatti i cittadini pi autorevoli e illustri non si sono macchiati del 
      sangue di Saturnino, dei Gracchi, di Flacco e di tanti altri in passato, 
      se, al contrario, si sono coperti di onore, certamente non avrei dovuto 
      temere che la disapprovazione dei posteri ricadesse su di me per aver 
      eliminato uno che assassina i suoi concittadini. E se anche corressi un 
      tale pericolo, non cambierei idea: l'impopolarit nata dal valore  
      gloria, non impopolarit.
      30 Eppure ci sono alcuni, qui in Senato, che non vedono cosa sta per 
      abbattersi su di noi oppure fingono di non vedere quel che hanno sotto gli 
      occhi; alcuni che hanno alimentato con la condiscendenza le aspettative di 
      Catilina e rafforzato con l'incredulit una congiura nascente! Facendosi 
      scudo dell'autorit di questi, molti, non solo disonesti, ma anche 
      ingenui, avrebbero detto che agivo con la crudelt di un tiranno se lo 
      avessi punito. Ma ora mi rendo conto che se Catilina raggiunger 
      l'accampamento di Manlio, dove intende dirigersi, nessuno sar cos 
      stupido da non capire che  stata organizzata una congiura, nessuno sar 
      cos disonesto da non ammetterlo. E se lui solo verr ucciso, mi rendo 
      conto che riusciremo a contenere questo flagello per un po', ma non a 
      debellarlo per sempre. Se invece partir, se si porter dietro i suoi, se 
      riunir nella stessa localit tutti gli altri disperati che ha raccolto da 
      ogni dove, non solo verr completamente estirpato il flagello che  tanto 
      cresciuto nello Stato, ma pure la radice e il seme di ogni male. 
      XIII 31 Da molto tempo, padri coscritti, siamo in balia dei pericoli e 
      delle insidie della congiura, ma, non so come, il culmine di ogni 
      scelleratezza, di antiche e folli ribellioni  stato raggiunto nel periodo 
      del mio consolato. Se, di questa banda, soltanto lui verr eliminato, 
      forse per qualche tempo crederemo di esserci liberati dall'angoscia e 
      dalla paura; ma il pericolo rimarr, nascosto nelle vene e nelle viscere 
      dello Stato. Come spesso i malati gravi, quando sono assaliti dalle 
      vampate della febbre, credono di trovar ristoro bevendo acqua gelida, ma 
      finiscono per aggravarsi, cos la malattia che colpisce lo Stato sar 
      alleviata con la condanna di Catilina, ma si aggraver se sar concessa 
      agli altri la vita.
      32 Perci se ne vadano i colpevoli! Si separino dagli onesti! Si 
      raccolgano in uno stesso luogo! Un muro, infine, li divida da noi, come ho 
      detto pi volte! Smettano di attentare alla vita del console nella sua 
      casa, di accalcarsi intorno al palco del pretore urbano, di assediare, 
      armi un pugno, la Curia, di preparare proiettili e torce per incendiare la 
      citt! Insomma, ciascuno porti scritta in fronte la sua opinione politica! 
      Questo vi prometto, padri coscritti: ci sar tanto impegno in noi consoli, 
      tanta autorit in voi senatori, tanto valore nei cavalieri, tanta 
      unanimit in tutti i cittadini onesti che, con la partenza di Catilina, 
      vedrete ogni cosa svelata, messa in luce, repressa, punita. 33 Con questi 
      presagi, Catilina, per la salvezza suprema dello Stato, perch tu e coloro 
      che si sono legati a te in ogni crimine e omicidio andiate incontro alla 
      morte pi orrenda, parti per la tua guerra empia e nefasta! Tu, Giove, il 
      cui culto fu istituito da Romolo con gli stessi auspici con cui fond 
      Roma, tu che a ragione sei chiamato protettore di questa citt e 
      dell'impero, difendi da questo individuo e dai suoi complici i templi tuoi 
      e degli altri di, le case e le mura della citt, la vita e i beni di 
      tutti i cittadini! Punisci con supplizi eterni, nella vita e nella morte, 
      questi uomini avversari degli onesti, nemici della patria, predoni 
      dell'Italia, che un patto criminoso e una complicit di morte hanno legato 
      insieme!
       
       
      CONTRO L. CATILINA II
       
       
      I 1 Finalmente, Quiriti, Lucio Catilina, pazzo nella sua audacia, ansante 
      nel suo crimine, empiamente teso a ordire la rovina della patria, a 
      minacciare col ferro e col fuoco voi e questa citt, lo abbiamo cacciato 
      da Roma, o, se volete, lo abbiamo lasciato partire, o, meglio ancora, lo 
      abbiamo accompagnato alla partenza con i nostri saluti.  andato, partito, 
      fuggito, sparito. Quell'essere spaventoso non provocher pi alcuna 
      catastrofe dentro le mura contro le stesse mura! Lui, il solo capo della 
      guerra civile, lo abbiamo vinto: non ci sono dubbi. Il suo pugnale non ci 
      insidier pi al fianco. Nel Campo Marzio, nel Foro, nella Curia, tra le 
      pareti domestiche non saremo pi in preda al terrore. Cacciandolo dalla 
      citt, gli abbiamo fatto perdere la sua posizione. Apertamente, ormai, 
      combatteremo contro il nemico una guerra regolare: nessuno ce lo impedir. 
       indiscutibile che lo abbiamo annientato con una vittoria strepitosa, 
      costringendolo a uscire da trame occulte e a portare allo scoperto la sua 
      azione di bandito. 2 Non ha levato in alto una spada lorda di sangue, come 
      voleva. Se n' andato e noi siamo vivi. Gli abbiamo strappato il ferro 
      dalle mani. Ha lasciato incolumi i cittadini e in piedi la citt. Vi 
      rendete conto di come sia abbattuto, prostrato da questa delusione? Ora  
      a terra vinto, Quiriti, si sente colpito e annientato e di certo volge 
      spesso gli occhi a questa citt che gli  stata strappata dalle fauci e se 
      ne dispera. Ma la citt mi sembra lieta di aver vomitato un male cos 
      grande, di averlo espulso da s.
      II 3 Se, poi, a proposito del motivo per cui le mie parole_ esultano e 
      trionfano, qualcuno, spinto da sentimenti che dovrebbero essere unanimi, 
      mi accusasse duramente di non aver fatto arrestare un nemico cos mortale, 
      ma di averlo lasciato partire, gli risponderei che la responsabilit non  
      mia, Quiriti, ma delle circostanze. Da tempo si doveva eliminare Lucio 
      Catilina, condannarlo alla pena capitale: me lo chiedevano la tradizione 
      avita, l'autorit dei miei poteri e l'interesse dello Stato. Ma quanti non 
      avrebbero creduto ai fatti che denunciavo? Provate a pensarlo! Quanti li 
      avrebbero persino giustificati? [Quanti li avrebbero sottovalutati per 
      stoltezza?] [Quanti li avrebbero favoriti per disonest?] Ma se, eliminato 
      lui, mi fossi convinto di stornare da voi ogni pericolo, da tempo avrei 
      ucciso Lucio Catilina non solo a rischio di suscitare la vostra 
      disapprovazione, ma anche a rischio della mia vita. 4 Mi rendevo conto, 
      per, che se lo avessi condannato a morte, come meritava, quando neppure 
      per tutti voi il fatto era provato, non avrei potuto perseguire i suoi 
      complici sotto il peso dell'impopolarit. Allora ho agito in modo che voi 
      poteste combatterlo apertamente, perch vi era chiaro chi fosse il nemico. 
      E quanto io ritenga temibile un nemico che non  pi qui, potete capirlo, 
      Quiriti, dal dispiacere che provo nel constatare che  partito dalla citt 
      con pochi uomini. Magari avesse portato con s tutte le forze! Invece mi 
      ha portato via Tongilio, che indossava ancora la pretesta quando si 
      invagh di lui, Publicio e Minucio, indebitati a tal punto nelle bettole 
      da non poter scatenare nessuna rivoluzione! Che uomini ha lasciato! Con 
      che debiti! Che nomi autorevoli e illustri!
      III 5 E cos, se confronto il suo esercito con le nostre legioni stanziate 
      in Gallia, con gli uomini arruolati da Quinto Metello nel Piceno e in 
      Gallia, con le truppe che addestriamo ogni giorno, non nutro che profondo 
      disprezzo per quell'accozzaglia di vecchi disperati, di spacconi di 
      campagna, di falliti di provincia, di gente che ha preferito disertare il 
      tribunale per debiti piuttosto che un simile esercito. Baster che li 
      metta di fronte non dico ai nostri soldati, ma all'editto del pretore, e 
      crolleranno tutti.
      Questi qui, invece, che vedo aggirarsi nel Foro, stare davanti alla Curia 
      o addirittura presentarsi in Senato, che brillano di unguenti e sono 
      smaglianti nella loro porpora, avrei preferito che se li fosse portati 
      dietro come soldati. Se rimangono qui, ricordatevelo, questi che hanno 
      disertato l'esercito saranno ben pi temibili dell'esercito stesso di 
      Catilina! E bisogna temerli in misura maggiore perch non ignorano che io 
      sono a conoscenza dei loro complotti, ma restano imperturbabili. 6 So a 
      chi  stata assegnata la Puglia, chi controlla l'Etruria, chi il Piceno, 
      chi la Gallia, chi ha richiesto per s l'organizzazione degli attentati in 
      citt, cio stragi e incendi. Sanno che mi sono stati riferiti tutti i 
      loro programmi dell'altra notte: li ho denunciati in Senato, ieri. Persino 
      Catilina  stato preso dal panico,  fuggito. E loro, che cosa aspettano? 
      Sbagliano davvero se si illudono che l'indulgenza che ho mostrato in 
      passato sia eterna!
      IV Quel che mi ero proposto, ormai l'ho conseguito: avete perfettamente 
      chiaro che  stata organizzata una congiura contro lo Stato. O qualcuno 
      ritiene che gli amici di Catilina nutrano altri propositi? Ormai non c' 
      pi posto per l'indulgenza!  la situazione a richiedere fermezza. Far 
      solo una concessione: se ne vadano, partano, non lascino che Catilina si 
      strugga nella loro mancanza! Mostrer la strada.  partito per la via 
      Aurelia; se si sbrigano, lo raggiungeranno verso sera. 7 Che fortuna per 
      lo Stato, se si liberer da questa fogna! Gli  bastato ripulirsi solo di 
      Catilina e mi sembra abbia acquistato serenit, fiducia. Quale delitto, 
      quale crimine  possibile pensare, immaginare che Catilina non abbia 
      compiuto? C', in tutt'Italia, avvelenatore, assassino, bandito, sicario, 
      omicida, falsificatore di testamenti, truffatore, dissoluto, 
      scialacquatore, adultero, prostituta, corruttore della giovent, corrotto, 
      vizioso che non ammetta di essere stato intimo amico di Catilina? Quale 
      assassinio, in questi anni,  stato compiuto senza di lui? Quale nefanda 
      violenza se non per mano sua? 8 Chi mai ha esercitato un simile potere di 
      seduzione sulla giovent? Amava gli uni nel modo pi turpe, serviva gli 
      altri in ignominiosi desideri, prometteva agli uni il frutto delle 
      passioni, agli altri la morte dei genitori: lo faceva non solo con la 
      promessa, ma anche con l'aiuto materiale. E adesso, con che rapidit  
      riuscito a raccogliere un gran numero di disperati dalla citt e 
      addirittura dalla campagna! Chiunque fosse oberato di debiti, a Roma come 
      in ogni angolo d'Italia, lui lo ha fatto entrare in questa inaudita 
      congrega di criminali.
      V 9 E perch possiate farvi un'idea della sua versatilit in campi 
      diversi, nelle palestre non c' gladiatore un po' pi temerario 
      nell'azione che non confessi di essere amico di Catilina; sulla scena, non 
      c' attore un po' pi infido e depravato che non affermi di essere quasi 
      un suo compagno. E lui, abituato dalla pratica di violenze e crimini a 
      sopportare freddo, fame, sete e veglie, si  conquistato la fama di duro 
      proprio tra questi individui, consumando le risorse della sua 
      intraprendenza e le sue forze interiori nel sesso e nel delitto. 10 Se i 
      suoi complici lo avessero seguito, se le infami schiere di questi 
      disperati avessero lasciato Roma, che gioia per noi, che fortuna per lo 
      Stato e che magnifica gloria per il mio consolato! Le loro passioni, 
      infatti, superano ormai la misura. La loro sfrontatezza non  umana, non  
      sopportabile. Stragi, incendi, rapine sono il loro unico pensiero. Hanno 
      sperperato patrimoni, hanno ipotecato beni; da tempo hanno perso le 
      sostanze, ora iniziano a perdere il credito; ma rimane in loro quella 
      smania di godere che avevano nell'abbondanza. Se nel vino e nel gioco non 
      cercassero che baldorie e prostitute, sarebbero dei casi disperati, eppure 
      sopportabili. Ma chi potrebbe sopportare che degli inetti complottino 
      contro gli uomini pi validi, i pi stupidi contro i pi savi, gli 
      ubriachi contro i sobri, gli storditi contro gli svegli? Individui che 
      bivaccano nei conviti, che stanno allacciati a donne svergognate, che 
      illanguidiscono nel vino, pieni di cibo, incoronati di serti, cosparsi di 
      unguenti, debilitati dalla copula, vomitano a parole che bisogna far 
      strage dei cittadini onesti e incendiare la citt. 11 Sono sicuro che sul 
      loro capo incombe un funesto destino e che sia imminente o per lo meno si 
      stia avvicinando quel castigo che da tempo hanno meritato per la loro 
      disonest, dissolutezza, delinquenza e depravazione. Se il mio consolato, 
      dal momento che non pu farli ravvedere, li eliminer, prolungher la vita 
      dello Stato non di qualche giorno, ma di molti secoli. Non c' infatti 
      nazione che temiamo, non c' re che sia in grado di muovere guerra al 
      popolo romano; all'estero tutto  in pace, per terra e per mare, grazie al 
      valore di un solo uomo. Rimane la guerra civile:  all'interno che stanno 
      i complotti,  all'interno, nel profondo, che sta il pericolo;  
      all'interno che sta il nemico. Bisogna combattere contro il vizio, contro 
      la follia, contro il delitto.  questa guerra, Quiriti, che mi impegno a 
      condurre, esponendomi all'odio di uomini perduti; risaner in qualunque 
      modo quel che potr essere risanato; non permetter che rimanga a danno 
      della comunit quel che va reciso di netto. Perci, se ne vadano oppure se 
      ne stiano tranquilli, o, se rimangono in citt e non mutano proposito, si 
      aspettino quel che si meritano!
      VI 12 Ma c' anche chi sostiene, Quiriti, che sono stato io a mandare in 
      esilio Catilina. Se potessi ottenere un simile risultato con la parola, 
      manderei in esilio proprio chi avanza simili insinuazioni. Un uomo cos 
      timoroso, cos pieno di moderazione come Catilina non ha saputo sopportare 
      la voce del console! Non appena gli  stato ordinato di andare in esilio, 
      ha obbedito. Ma ascoltate: ieri, dopo aver rischiato la vita in casa mia, 
      ho convocato il Senato nel tempio di Giove Statore e ho illustrato tutta 
      la situazione ai senatori. Quando Catilina si  presentato, quale senatore 
      gli ha rivolto la parola? Chi lo ha salutato? Chi non lo ha guardato come 
      si guarda un cittadino corrotto, che dico, il peggior nemico? Non solo: i 
      principali esponenti dell'ordine senatorio hanno lasciato completamente 
      sgombro il settore dei seggi a cui lui si era avvicinato. 13 Allora io, il 
      console famoso per la sua veemenza, io che con una parola esilio i 
      cittadini, ho chiesto a Catilina se avesse partecipato alla riunione 
      notturna in casa di Marco Leca o no. Poich lui, che non ha eguali per 
      sfrontatezza, ma era colpevole di fronte a se stesso, dapprima taceva, ho 
      reso pubblico tutto il resto; ho denunciato che cosa avesse fatto quella 
      notte, cosa avesse stabilito per la notte seguente, come avesse 
      programmato tutta la guerra. Lui esitava, era confuso: allora gli ho 
      chiesto perch non si decideva a raggiungere il luogo dove gi da tempo 
      aveva stabilito di recarsi, dove, come sapevo, si era fatto precedere da 
      armi, scuri, fasci consolari, trombe, insegne militari e quell'aquila 
      d'argento cui aveva dedicato un sacello in casa sua.
      14 Ho esiliato chi vedevo gi muovere guerra? Ma s, non ci sono dubbi! 
      Questo centurione, Manlio, che ha accampato l'esercito presso Fiesole, a 
      suo nome ha dichiarato guerra al popolo romano! E questo famoso 
      accampamento non sta aspettando Catilina a comandarlo! E Catilina, 
      condannato all'esilio, si sta dirigendo a Marsiglia, come dicono, e non a 
      Fiesole!
      VII Compito ingrato governare lo Stato, ma anche salvarlo! Ora, se Lucio 
      Catilina, sentendosi braccato, ridotto all'impotenza dai miei 
      provvedimenti, dai miei sforzi e dai rischi che corro, avr di colpo 
      paura, muter avviso, lascer i suoi, rinuncer all'idea di far guerra, 
      abbandoner la strada del crimine e del conflitto per darsi alla fuga, 
      all'esilio, non si dir che sono stato io a strappargli le armi di 
      un'impresa folle, che sono stato io, con la mia sorveglianza, ad 
      atterrirlo, a paralizzarlo, che sono stato io a vanificare le sue speranze 
      e i suoi tentativi, ma si dir che non ha avuto un regolare processo, che 
       innocente, che il console, con la violenza e le minacce, l'ha mandato in 
      esilio. E se far cos, non mancher chi lo giudicher una vittima, non un 
      colpevole, e giudicher me il pi crudele dei tiranni, non il pi solerte 
      dei consoli. 15 Eppure, Quiriti, credo che valga la pena di subire la 
      tempesta di un'impopolarit falsa e ingiusta, purch sia allontanato da 
      voi il pericolo di una guerra orribile e sacrilega. Si dica pure che sono 
      stato io a scacciarlo, purch vada in esilio. Ma, credetemi, non ci andr.
      Quiriti, non chieder mai agli di immortali, per liberarmi 
      dall'impopolarit, che voi veniate a sapere che Lucio Catilina  alla 
      testa dell'esercito nemico e si aggira armato. Eppure nell'arco di tre 
      giorni vi giunger questa notizia. Una cosa, tuttavia, temo molto di pi: 
      di incontrare un giorno lo sfavore pubblico perch ho permesso che 
      partisse, non perch l'ho esiliato. Ma se c' gente capace di dire che io 
      l'ho bandito, mentre  partito liberamente, cosa direbbe se fosse stato 
      ucciso? 16 Del resto, chi sostiene che Catilina  diretto a Marsiglia  
      pi preoccupato che dispiaciuto. Nessuno di loro prova tanta piet da 
      preferire che vada a Marsiglia piuttosto che da Manlio! Quanto a lui, 
      anche se non avesse mai premeditato quel che sta compiendo, preferirebbe 
      certo morire da bandito che vivere da esiliato. Ma in questo momento, 
      poich finora non gli  accaduto nulla che fosse in contrasto con le sue 
      intenzioni e i suoi progetti, se non partire da Roma lasciandomi vivo, 
      auguriamoci che vada dritto in esilio e non lamentiamocene!
      VIII 17 Ma perch parliamo tanto di un solo nemico, per giunta un nemico 
      che si dichiara ormai tale e che non temo, dal momento che, come ho sempre 
      desiderato, ci tiene separati un muro? E perch, invece, non diciamo nulla 
      di questi altri che dissimulano, che restano a Roma, che stanno in mezzo a 
      noi? Se ci fosse una possibilit, vorrei guarirli, riconciliarli con lo 
      Stato, non punirli. E credo che ce la farei, se solo volessero ascoltarmi. 
      Vi mostrer allora, Quiriti, da quali categorie di persone si compongono 
      le forze di Catilina; poi, nei limiti del possibile, somministrer a 
      ciascuna la medicina del mio pensiero e della mia parola.
      18 La prima categoria  costituita da uomini che, pur gravati da ingenti 
      debiti, dispongono di propriet ancora pi grandi da cui non possono 
      assolutamente separarsi per un attaccamento morboso. Rientrano in questo 
      gruppo gli uomini pi rispettabili (si tratta dei possidenti, infatti), ma 
      le loro pretese e la loro causa sono le pi abiette. Tu sei ricco, sei 
      pieno di terre, tu di case, tu di argento, tu di schiavi, tu di beni di 
      ogni sorta ed esiti a sottrarre un nonnulla dal tuo patrimonio per 
      guadagnare credibilit? Che cosa aspetti? Una guerra? Che cosa, allora? 
      Pensi che nella devastazione generale i tuoi possedimenti si salveranno? O 
      aspetti una cancellazione dei debiti?  uno sbaglio aspettarla da 
      Catilina; sar compito mio stabilire nuovi registri, ma con vendite 
      all'asta.  questo, del resto, l'unico modo per salvare i possidenti. Se 
      si fossero decisi a ricorrere a queste misure in tempo, evitando di far 
      fronte agli usurai con il ricavato delle rendite fondiarie - che pazzia! 
      -, avremmo in loro cittadini pi ricchi e pi onesti. Ma credo che questi 
      uomini rappresentino il pericolo minore, perch  possibile farli 
      ricredere oppure, se persistono, mi sembrano capaci di augurarsi la rovina 
      dello Stato, ma non di prendere le armi.
      IX 19 La seconda categoria si compone di individui che, per quanto oberati 
      dai debiti, mirano al potere, vogliono arrivare in alto e si illudono di 
      poter conquistare con la rivoluzione quelle cariche cui non aspirerebbero 
      in una situazione di pace interna.  mio dovere dar loro un consiglio, lo 
      stesso che, naturalmente, darei a tutti gli altri: non sperino di poter 
      realizzare la loro impresa. Per prima cosa, ci sono io a vigilare, a 
      intervenire, a provvedere allo Stato. In secondo luogo, nei cittadini 
      onesti  grande il coraggio, grande l'unanimit, grandissimo il loro 
      numero e grandi, inoltre, le milizie. Infine, gli di immortali verranno 
      in aiuto di questo popolo invitto, di questo impero glorioso, di questa 
      citt straordinaria contro l'immane violenza del male presente. Se poi 
      riuscissero a ottenere quel che desiderano in un'estrema esaltazione, 
      sperano forse di diventar consoli, dittatori o addirittura re sulle ceneri 
      di Roma e sul sangue dei cittadini, come hanno bramato nella loro mente 
      scellerata e perversa? Non si accorgono di aspirare a un potere che, se lo 
      ottenessero, dovrebbero inevitabilmente cedere a un qualsiasi schiavo 
      fuggitivo o a un gladiatore?
      20 La terza categoria  formata da uomini ormai anziani, ma robusti per la 
      continua attivit. Appartiene a questa categoria Manlio, cui ora subentra 
      nel comando Catilina. Sono uomini che provengono dalle colonie fondate da 
      Silla, abitate in prevalenza, come mi risulta, dai cittadini migliori e 
      dagli uomini pi validi; ma i coloni di cui parlo, trovandosi in un 
      benessere insperato e improvviso, si sono dati allo sperpero e 
      all'arroganza. Costruiscono come se fossero dei ricconi, si danno alla 
      bella vita in propriet modello, tra un gran numero di schiavi e in 
      conviti sfarzosi; cos, si sono riempiti di debiti al punto che, se 
      volessero risollevarsi, dovrebbe chiamare Silla dall'aldil! Hanno spinto 
      anche dei contadini, gente semplice e squattrinata, a sperare in rapine 
      come quelle del passato. Entrambi li annovero nella categoria dei ladri e 
      dei rapinatori. Ma li avverto: smettano di delirare e di pensare a 
      proscrizioni e dittature. Il dolore di quei giorni ha inciso cos 
      profondamente sulla collettivit che non solo gli esseri umani, ma neppure 
      le bestie, credo, ne sopporterebbero il ritorno!
      X 21 La quarta categoria  davvero varia, composita e confusa, gente da 
      tempo rovinata che non si risolleva mai, che sotto il peso di antichi 
      debiti vacilla per inettitudine, per incapacit di gestire i propri 
      interessi, anche per spreco. Si dice che, stanchi di citazioni, processi, 
      confische, affluiscano in gran numero nell'accampamento di Catilina dalla 
      citt e dalla campagna. Pi che soldati coraggiosi, li considero, per i 
      loro debiti, delle nullit. Questi individui, se non sono in grado di 
      reggersi con le proprie forze, cadano a terra quanto prima, ma senza recar 
      il minimo disturbo alla cittadinanza e ai loro pi stretti vicini! Non 
      capisco perch, se non sono capaci di vivere con onest, vogliano morire 
      nella vergogna, n perch considerino meno doloroso morire in tanti 
      piuttosto che da soli.
      22 La quinta categoria  degli assassini, dei sicari, in una parola di 
      tutti i delinquenti. Non li voglio staccare da Catilina, perch non sanno 
      separarsi da lui. E allora muoiano da banditi! Sono in troppi perch il 
      carcere possa contenerli tutti!
      L'ultima categoria, poi, non solo nell'ordine, ma anche nello stile di 
      vita,  quella cui appartiene Catilina e comprende uomini scelti da lui, 
      diciamo meglio i suoi fidi. Li avete sotto gli occhi: senza un capello 
      fuori posto, cosparsi di unguenti, imberbi o con la barba ben tagliata, 
      vestiti di tuniche sino alla caviglia e con le maniche lunghe, avvolti da 
      veli e non dalla toga. Tutta la loro energia, tutto lo sforzo di stare 
      svegli li impiegano in bagordi notturni. 23 In questa masnada annovero 
      tutti i giocatori d'azzardo, tutti i dissoluti e gli svergognati. Questi 
      fanciulli cos graziosi e delicati hanno imparato non solo ad amare e a 
      essere amati, a danzare e cantare, ma anche a brandire pugnali e 
      somministrare veleni. Se non se ne vanno, se non muoiono, sappiate che, 
      anche nel caso in cui Catilina dovesse morire, rimarranno loro, i Catilina 
      in erba! Ma, in fondo, che cosa vogliono questi pusillanimi? Portarsi 
      dietro nell'accampamento le loro donnine? Come potranno rinunciarvi in 
      notti cos lunghe? E come affronteranno l'Appennino, con il suo gelo e la 
      sua neve? A meno che non siano convinti di resistere all'inverno meglio 
      degli altri perch sanno danzare nudi nei festini!
      XI 24 Che terrore di questa guerra, se Catilina disporr di una simile 
      coorte pretoria! Ora, Quiriti, schierate le vostre guarnigioni e i vostri 
      eserciti contro le intrepide milizie di Catilina e, per prima cosa, 
      opponete i vostri consoli e comandanti a quel gladiatore stremato e 
      ferito! Fate scendere in campo il fior fiore, il nerbo dell'Italia intera 
      contro quel pugno di naufraghi esausti, sbattuti dalle onde! Colonie e 
      municipi sapranno senz'altro rispondere alle imboscate di Catilina! Non  
      il caso, poi, che confronti tutte le forze di cui disponete, i vostri 
      equipaggiamenti e le vostre risorse alla mancanza di mezzi, alla miseria 
      di quel bandito. 25 Ma se, tralasciando tutto ci di cui siamo provvisti e 
      di cui lui  privo, intendo dire il Senato, i cavalieri, la citt, il 
      tesoro pubblico, le rendite statali, l'Italia intera, tutte le province, 
      gli stati esteri, se, tralasciando tutto ci, volessimo confrontare 
      semplicemente le due cause avverse, solo questo sarebbe sufficiente a 
      farci capire quanto siano a terra! Dalla nostra parte combatte la 
      moderazione, dalla loro l'insolenza; qui la pudicizia, l la vergogna; qui 
      la lealt, l l'inganno; qui il timore degli di, l l'empiet; qui la 
      coerenza, l la follia; qui l'onore, l l'infamia; qui la moderazione, l 
      la sfrenatezza; infine l'equit, la temperanza, il coraggio, la saggezza, 
      insomma tutte le virt combattono contro l'ingiustizia, la sfrenatezza, la 
      vilt, la temerariet, insomma contro tutti i vizi. Infine, la ricchezza 
      si oppone alla povert, l'ordine alla rivoluzione, la ragione alla pazzia 
      e, per concludere, la speranza a una generale disperazione. In un tale 
      conflitto, in un tale scontro, se gli sforzi umani fossero insufficienti, 
      non interverrebbero forse gli di immortali a far trionfare le pi nobili 
      virt su tanti e tali vizi?
      XII 26 Questa  la situazione, Quiriti: difendete, come avete fatto 
      finora, le vostre case con turni di guardia. Io ho disposto misure 
      sufficienti a tutelare la sicurezza in citt: non avrete nulla da temere; 
      non ci sar nessun disordine. Tutte le colonie e i municipi sono stati da 
      me informati della partenza notturna di Catilina: difenderanno senza 
      difficolt le loro citt e i loro territori. I gladiatori, una schiera su 
      cui Catilina contava moltissimo, saranno controllati dalle nostre forze, 
      bench siano pi coraggiosi di certi patrizi. Quinto Metello, che ho 
      inviato in Gallia e nel Piceno prevedendo questa situazione, schiaccer 
      Catilina o render vano ogni suo movimento e ogni sua azione. Quanto alle 
      altre decisioni da prendere, da preparare, da eseguire ne riferir al 
      Senato, che, come vedete, ho proceduto a convocare.
      27 Ora, a coloro che sono rimasti in citt, anzi a coloro che Catilina ha 
      lasciato in citt a minacciare la citt stessa e la vita di tutti voi, 
      voglio dare ancora una volta un avvertimento; sono nemici,  vero, ma 
      cittadini di nascita. L'indulgenza che ho mostrato finora, se poteva 
      sembrare debolezza, era finalizzata a smascherare quel che stava nascosto. 
      Ma ormai non posso pi dimenticare che questa  la mia patria, che io sono 
      il vostro console, che devo vivere con voi o morire per voi. Non ci sono 
      guardie alle porte, non ci sono insidie per strada: se vogliono partire, 
      posso far finta di niente. Ma se qualcuno creer disordini in citt, se lo 
      scoprir non solo ad attuare, ma solo a tentare un'azione eversiva, 
      imparer a sue spese che a Roma ci sono consoli attenti, magistrati 
      egregi, un Senato forte, armi, un carcere voluto dai nostri antenati per 
      punire gli empi reati che siano stati colti in flagrante.
      XIII 28 Tutti questi provvedimenti saranno presi in modo che la peggiore 
      delle crisi sar risolta con il minimo intervento, i pericoli pi gravi 
      superati senza disordini e la guerra civile pi feroce e pi vasta a 
      memoria d'uomo sedata da me solo, unico generale in toga. Controller la 
      situazione, Quiriti, in modo che, se mi sar possibile, nessun colpevole 
      sconti qui a Roma la pena del suo reato. Ma se la flagranza di un 
      attentato o l'incombere di un pericolo pubblico mi costringessero ad 
      abbandonare la mia indulgenza, otterr senza dubbio un risultato 
      difficilmente auspicabile in un conflitto tanto vasto e insidioso: nessun 
      uomo onesto morir, tutti sarete salvi a prezzo del supplizio di pochi. 29 
      Vi prometto simili risultati non perch io confidi nella mia capacit di 
      previsione o nell'intelligenza umana, Quiriti, ma perch gli di immortali 
      con molti e inequivocabili segni mi hanno ispirato questa speranza e 
      questa opinione. Gli di, con il loro potere divino, difendono i templi e 
      le case di Roma non da lontano, come solevano fare un tempo contro nemici 
      esterni, ma standoci accanto. Pregateli, Quiriti, adorateli e implorateli 
      perch proteggano dal crimine scellerato dei cittadini pi abietti questa 
      citt, che hanno voluto la pi bella, rigogliosa e potente, oggi che tutti 
      gli eserciti nemici, per terra e per mare, sono stati schiacciati.
       
       
      CONTRO L. CATILINA III
       
       
      I 1  lo Stato, Quiriti,  la vita di voi tutti, sono i beni, le 
      propriet, le vostre mogli e i vostri figli,  la capitale di un impero al 
      culmine della gloria,  Roma, citt che gode della massima fortuna e 
      prosperit,  tutto questo che, oggi, vedete strappato al fuoco e al 
      ferro, quasi alle fauci di un destino funesto, che vedete salvo e a voi 
      restituito grazie alla suprema benevolenza che gli di immortali vi 
      concedono e grazie ai miei sforzi, alle mie iniziative, ai pericoli che ho 
      affrontato. 2 E se il giorno in cui abbiamo salva la vita non ci  meno 
      caro e prezioso del giorno in cui nasciamo, perch  certa la gioia della 
      salvezza, ma incerta la condizione del nascere, e perch nasciamo senza 
      averne consapevolezza, ma ci salviamo con soddisfazione, dal momento che, 
      per riconoscenza, abbiamo elevato al rango degli di immortali il 
      fondatore di questa citt, sar doveroso, per voi e i vostri posteri, 
      onorare chi ha salvato questa stessa citt, una citt che  cresciuta dai 
      tempi della sua fondazione. Avevano quasi ormai appiccato i fuochi 
      tutt'intorno a Roma, nei templi, nei santuari, nelle case, alle mura: li 
      abbiamo spenti. Avevano sguainato le spade contro lo Stato: le abbiamo 
      respinte. Avevano puntato i pugnali alla vostra gola: li abbiamo 
abbattuti.
      3 Io ho scoperto, messo in luce, illustrato ogni cosa in Senato. Ora, non 
      mi resta che esporvi brevemente i fatti: voi, che ne siete all'oscuro e 
      desiderate esserne informati, potrete cos valutarne l'entit, l'evidenza 
      e in che modo siano stati investigati e controllati.
      Per prima cosa, non appena Catilina, pochi giorni fa,  sparito lasciando 
      a Roma i complici della sua azione criminale, i capi pi feroci di questa 
      guerra nefasta, io, Quiriti, ho sempre vigilato e provveduto alla nostra 
      salvezza, pur tra insidie tremende e oscure. II Infatti, quando cercavo di 
      esiliare Catilina (non temo pi di suscitare disapprovazione nel dire 
      esiliare; anzi, mi rimprovero che Catilina se ne sia andato vivo), 
      dunque, quando volevo bandirlo, pensavo che tutto il gruppo dei congiurati 
      lo avrebbe seguito oppure che chi rimaneva in citt, senza di lui, avrebbe 
      perso forza e sicurezza. 4 Ma, non appena ho visto che stavano in mezzo a 
      noi, che erano rimasti a Roma gli individui pi fanatici e pi violenti, 
      come sapevo bene, ho trascorso giorni e notti a spiare cosa facessero, 
      cosa preparassero. Certo che l'enormit del loro crimine vi avrebbe 
      impedito di credere alle mie parole, ho dovuto coglierli sul fatto perch 
      voi, vedendo con i vostri occhi il loro delitto, avreste finalmente 
      provveduto a salvarvi. Cos, non appena sono stato informato che Publio 
      Lentulo aveva cercato di corrompere gli ambasciatori degli Allobrogi 
      perch provocassero una guerra al di l delle Alpi e dei tumulti in Gallia 
      Cisalpina; che questi ambasciatori, con lettere e indicazioni a voce, 
      venivano rimandati dal loro popolo in Gallia, s, ma per la stessa strada 
      che conduce da Catilina; che li accompagnava Tito Volturcio portando con 
      s lettere per Catilina, ho pensato che mi fosse offerta un'occasione 
      difficilissima a ripetersi, ma che ho sempre chiesto agli di immortali: 
      che tutto il complotto fosse colto sul fatto non solo da me, ma anche da 
      voi e dal Senato.
      5 Cos, ieri ho convocato i pretori Lucio Flacco e Caio Pomptino, uomini 
      di provato valore e della massima devozione allo Stato. Ho esposto loro la 
      situazione. Li ho messi al corrente del mio piano. Subito, senza indugio, 
      senza alcuna obiezione, perch nutrono per lo Stato i sentimenti pi 
      nobili, hanno accettato l'incarico e, sul far della sera, si sono recati 
      segretamente al ponte Milvio. L, nascondendosi nelle case vicine, si sono 
      divisi in due gruppi in modo da avere in mezzo il Tevere e il ponte. Senza 
      generare il minimo sospetto, avevano portato con s molti uomini intrepidi 
      ed io avevo inviato dalla prefettura di Rieti un gruppo di giovani armati, 
      ragazzi scelti della cui opera mi avvalgo spesso per difendere lo Stato. 6 
      Erano quasi le tre del mattino, quand'ecco arrivare al ponte Milvio gli 
      ambasciatori degli Allobrogi, con grande seguito, e Volturcio. Vengono 
      subito attaccati. Da entrambe le parti si snudano le spade. Solo i pretori 
      erano al corrente di tutta la vicenda, gli altri la ignoravano. III 
      Allora, per intervento di Pomptino e Flacco, cessa lo scontro [che era 
      iniziato]. Tutte le lettere trovate in possesso degli uomini del seguito 
      sono consegnate ai pretori con i sigilli intatti. Gli arrestati vengono 
      condotti da me all'alba. Io mando a chiamare immediatamente il perverso 
      ideatore di tutti questi crimini, Cimbro Gabinio, che non sospettava 
      nulla. Poi convoco anche Lucio Statilio e, dopo di lui, Cetego. Per ultimo 
      viene Lentulo forse perch, la notte prima, diversamente dalle sue 
      abitudini, era stato sveglio per scrivere la sua lettera.
      7 Al mattino, i pi autorevoli esponenti della nostra citt, venuti a 
      conoscenza dell'accaduto, accorrono numerosi a casa mia e mi consigliano 
      di aprire le lettere prima di portarle in Senato: se non avessero rivelato 
      nulla di importante, avremmo evitato di creare inutili agitazioni in 
      citt. Mi sono rifiutato: era mio dovere, in una situazione di pericolo 
      pubblico, rimettere la faccenda impregiudicata al Senato. E infatti, 
      Quiriti, anche se non si fosse rivelato esatto quanto mi era stato 
      riferito, ritenevo di non dover temere l'accusa di eccessiva scrupolosit 
      trattandosi di seri pericoli per lo Stato. Ho convocato subito una seduta 
      del Senato che, come avete visto,  stata affollata. 8 Nel contempo, su 
      consiglio degli Allobrogi, ho mandato in casa di Cetego il pretore Caio 
      Sulpicio, uomo di una certa tempra, a sequestrare le armi che avesse 
      trovato. Ha requisito pugnali e spade a non finire.
      IV Introduco Volturcio senza i Galli. Col permesso del Senato, gli 
      garantisco l'impunit. Lo esorto a rivelare senza paura quanto sa. Allora 
      lui, riprendendosi a stento da una gran paura, dice di aver ricevuto da 
      Publio Lentulo delle indicazioni e una lettera per Catilina in cui gli si 
      diceva di ricorrere agli schiavi e dirigersi al pi presto a Roma con 
      l'esercito. La loro intenzione era di incendiare la citt in ogni zona, 
      come era stato stabilito in partenza, e di procedere al massacro della 
      cittadinanza intera: Catilina doveva trovarsi sul posto per catturare i 
      fuggiaschi e unirsi ai capi rimasti a Roma. 9 Dopo Volturcio  la volta 
      dei Galli. Affermano che Publio Lentulo, Cetego e Statilio avevano 
      prestato giuramento e consegnato loro delle lettere indirizzate al popolo 
      allobrogico. Insieme a Lucio Cassio chiedevano ai Galli di inviare al pi 
      presto la cavalleria in Italia; la fanteria non sarebbe mancata. Lentulo, 
      poi, aveva assicurato che, secondo gli oracoli sibillini e i responsi 
      degli aruspici, era lui il terzo Cornelio destinato ad avere il supremo 
      potere civile e militare su Roma: prima era toccato a Cinna e a Silla. 
      Lentulo aveva pure aggiunto che, nell'anno in corso, il decimo 
      dall'assoluzione delle Vestali e il ventesimo dall'incendio del 
      Campidoglio, si sarebbe consumata l'ineluttabile caduta di Roma e 
      dell'impero. 10 I Galli riferiscono anche di una discussione sorta tra 
      Cetego e gli altri congiurati: questi ultimi e Lentulo proponevano di 
      fissare il massacro e l'incendio della citt per i Saturnali, Cetego 
      trovava questa data troppo lontana.
      V Per non dilungarmi troppo, Quiriti, facciamo portare le tavolette che 
      ciascun congiurato avrebbe scritto. Il primo a cui mostriamo il sigillo  
      Cetego: lo riconosce. Tagliamo lo spago, leggiamo. Aveva scritto di sua 
      mano al Senato e al popolo degli Allobrogi che avrebbe mantenuto le 
      promesse fatte agli ambasciatori; chiedeva agli Allobrogi di adempiere, a 
      loro volta, agli obblighi presi dai loro rappresentanti. Allora Cetego, 
      che sino a poco prima era riuscito a fornire spiegazioni sul rinvenimento 
      in casa sua di spade e di pugnali, dichiarando di essere sempre stato un 
      collezionista di armi pregiate, non appena leggiamo la sua lettera, tace 
      di colpo, schiacciato, stroncato dalla consapevolezza del suo crimine.
      Viene introdotto Statilio che riconosce il suo sigillo e la sua scrittura. 
      Gli sono lette le tavolette che presentano quasi il medesimo contenuto 
      delle precedenti. Confessa. Allora mostro le tavolette a Lentulo e gli 
      chiedo se riconosce il sigillo. Annuisce. Lo riconosci certamente, gli 
      dico. Presenta l'effigie del tuo avo, uomo di grande valore che am 
      unicamente la patria e i suoi concittadini. Anche muta, questa effigie 
      avrebbe dovuto trattenerti da un crimine cos mostruoso!. 11 Gli viene 
      letta la lettera, di analoga ispirazione, rivolta al Senato e al popolo 
      degli Allobrogi. Gli concedo di parlare, se intende aggiungere qualcosa. 
      Dapprima risponde di no, ma, poco dopo, quando la deposizione viene messa 
      a verbale e letta, si alza in piedi. Chiede ai Galli di chiarire quali 
      legami intercorressero tra di loro e perch fossero venuti a casa sua. Lo 
      stesso fa con Volturcio. I Galli gli rispondono con brevit e con 
      decisione, rivelando il nome di chi li aveva condotti da lui e il numero 
      degli incontri. Gli chiedono, a loro volta, se non abbia niente da dire a 
      proposito degli oracoli sibillini. Allora Lentulo, di colpo, perde la 
      testa di fronte al suo crimine, mostrando quanto sia devastante averne 
      coscienza. Poteva negare l'accusa. Invece confessa, all'improvviso, contro 
      l'opinione di tutti. Cos, non solo gli venne a mancare l'acume e 
      l'abilit oratoria, da sempre suoi punti di forza, ma, per la gravit e 
      l'evidenza del suo crimine, lo abbandonarono anche quella protervia e 
      quella mancanza di scrupoli che lo rendevano unico. 12 A un tratto 
      Volturcio ci chiede di portare la lettera che Lentulo gli avrebbe 
      consegnato per Catilina e di aprirla. Lentulo, anche se profondamente 
      sconvolto, riconosce il suo sigillo e la sua scrittura. La lettera non 
      recava nomi, ma diceva cos: Saprai chi sono da chi ti ho inviato. Cerca 
      di essere uomo e considera sino a che punto ti sei spinto. Ti  chiaro 
      ormai cosa devi fare. Assicrati l'appoggio di tutti, anche dei pi 
      umili. Poi viene convocato Gabinio, che inizia a rispondere con 
      arroganza, ma alla fine non nega nessuna delle accuse dei Galli. 13 Del 
      resto, Quiriti, se tavolette, sigilli, scritture e infine la confessione 
      di ciascuno mi sembravano prove inconfutabili, molto pi lo erano il 
      pallore, gli occhi, l'espressione, il silenzio di questi uomini. Erano 
      cos sbalorditi, gli occhi piantati a terra, gli sguardi furtivi da uno 
      all'altro, che le accuse sembravano muovere da loro stessi pi che dagli 
      altri.
      VI Messe a verbale e lette le deposizioni, Quiriti, ho chiesto al Senato 
      che decisioni intendesse prendere nell'interesse dello Stato. I primi a 
      intervenire si sono espressi con la massima durezza e la loro posizione  
      stata approvata all'unanimit dal Senato. Dal momento che non  stato 
      ancora redatto il verbale, Quiriti, vi riporter a memoria come si  
      svolta la seduta. 14 Per prima cosa, mi vengono rivolti i pi vivi 
      ringraziamenti perch con coraggio, intelligenza e lungimiranza ho 
      liberato lo Stato da pericoli gravissimi. Ricevono meritate lodi anche i 
      pretori Lucio Flacco e Caio Pomptino per aver collaborato alla mia azione 
      con forza e lealt. Si elogia anche il mio eccellente collega, per aver 
      troncato ogni rapporto pubblico e privato con i congiurati. Si decide 
      inoltre di mettere agli arresti domiciliari Publio Lentulo, dimessosi 
      dalla carica di pretore, e pure Caio Cetego, Lucio Statilio e Publio 
      Gabinio, che erano tutti presenti. Lo stesso provvedimento  deciso per 
      Lucio Cassio, che si era assunto l'incarico di incendiare la citt; per 
      Marco Cepario, accusato di aver ricevuto il compito di portare alla 
      rivolta i pastori della Puglia; per Publio Furio, uno dei coloni insediati 
      da Silla nelle terre di Fiesole; per Quinto Annio Chilone, che, insieme a 
      Furio, si era sempre prodigato nella collusione con gli Allobrogi; per 
      Publio Umbreno, il liberto, che per la prima volta avrebbe accompagnato i 
      Galli da Gabinio. Il Senato ha agito con indulgenza, Quiriti. Ha ritenuto 
      infatti che condannare solo i nove uomini pi corrotti, quando la congiura 
       cos estesa e i nemici interni cos numerosi, avrebbe potuto far 
      ricredere tutti gli altri, una volta assicurata la salvezza dello Stato. 
      15 E, in mio onore,  stata anche decretata una cerimonia di 
      ringraziamento agli di immortali per il loro aiuto decisivo:  la prima 
      volta dalla fondazione di Roma che viene tributata a un civile. La 
      motivazione  la seguente: Per aver salvato la citt dall'incendio, i 
      cittadini dal massacro, l'Italia dalla guerra. Se confrontiamo questo 
      ringraziamento con quelli del passato, la differenza  che gli altri 
      vennero decretati per vittorie militari, questo, ed  l'unico, per la 
      salvezza dello Stato.
       stato fatto quello che prima di tutto bisognava fare. Publio Lentulo, 
      bench, a seguito di prove inconfutabili, della sua confessione e della 
      sentenza del Senato, avesse gi perso non solo la carica di pretore, ma 
      anche i diritti civili, si  dimesso. Ci siamo liberati cos, nel punirlo 
      come privato cittadino, di quello scrupolo che non aveva comunque impedito 
      al glorioso Caio Mario di uccidere un pretore, Caio Glaucia, contro il 
      quale non era stata pronunciata nessuna sentenza.
      VII 16 Ora che avete catturato e messo agli arresti gli ignobili capi 
      della pi scellerata e pericolosa delle guerre, potete convincervi, 
      Quiriti, che tutte le truppe di Catilina, tutte le sue speranze e risorse 
      sono crollate, una volta rimossi questi pericoli della citt. Quando lo 
      cacciavo da Roma, prevedevo, Quiriti, che con Catilina lontano non avrei 
      dovuto temere quell'infingardo di Lentulo o quel grassone di Cassio o quel 
      pazzo temerario di Cetego. Tra tutti questi solo Catilina dovevamo temere, 
      ma finch fosse rimasto dentro le mura cittadine. Conosceva tutto. Si 
      insinuava ovunque. Sapeva chiamare a s, tentare, corrompere e osava 
      farlo. Per indole era portato al male e all'indole univa la forza e 
      l'eloquenza. Disponeva di uomini fidati, selezionati per missioni 
      speciali. Se affidava un incarico ad altri, lo considerava come non 
      attuato: non c'era niente cui non intervenisse direttamente, cui non fosse 
      presente, cui non vigilasse senza risparmio. Sapeva sopportare il freddo, 
      la sete, la fame. 17 Era cos risoluto, temerario, spregiudicato, astuto, 
      prudente nei delitti e cauto nelle azioni disperate che, se non lo avessi 
      tenuto lontano dagli intrighi interni e costretto a una guerra da banditi 
      (sar sincero, Quiriti), difficilmente avrei allontanato dal vostro capo 
      una tal mole di mali! Lui non ci avrebbe condannati per il giorno dei 
      Saturnali, non avrebbe reso nota con tanto anticipo la data della fine 
      dello Stato, non avrebbe fatto cadere in mano nostra sigilli e lettere a 
      prova inconfutabile del suo crimine! Ora che non  qui, la crisi  stata 
      controllata in modo tale che in una casa privata non abbiamo mai scoperto 
      un furto con tanta evidenza come  stata scoperta e colta in flagrante 
      questa pericolosa congiura contro lo Stato. Se Catilina fosse rimasto a 
      Roma sino a oggi, bench io sia intervenuto a oppormi a tutti i suoi 
      piani, finch era qui, avremmo dovuto comunque affrontarlo, a dir poco, e 
      non avremmo liberato lo Stato da enormi pericoli con tanta tranquillit, 
      calma, silenzio, avendolo come nemico dentro la citt.
      VIII 18 Eppure, Quiriti, da come ho condotto la vicenda sembra che siano 
      intervenuti gli di immortali a disporla e a risolverla con la loro 
      volont e saggezza. Se ci riflettiamo possiamo convincercene, perch 
      sembra davvero difficile che la mente umana sia in grado di governare 
      fatti tanto complessi. Ma gli di, standoci accanto in tali circostanze, 
      ci hanno offerto aiuto e protezione al punto che potevamo quasi vederli 
      con i nostri occhi. Non intendo parlarvi di fenomeni come meteore apparse 
      di notte a illuminare a occidente il cielo; non voglio ricordare fulmini e 
      terremoti, n parlare di altri fatti che si sono verificati con frequenza 
      durante il mio consolato e che sembravano quasi il preannuncio divino 
      degli eventi capitati ora. Un episodio, Quiriti, non va taciuto n 
      dimenticato. Ve lo racconto. 19 Ricordate sicuramente che, durante il 
      consolato di Cotta e di Torquato, alcuni fulmini hanno colpito vari 
      monumenti sul Campidoglio, le immagini degli di sono state rovesciate, le 
      statue degli antichi eroi abbattute, le tavole bronzee delle leggi fuse ed 
       stata danneggiata, sul Campidoglio, anche la stuata d'oro del fondatore 
      della nostra citt, Romolo, che, come rammentate,  raffigurato bambino 
      mentre tende le labbra alle mammelle della lupa. In quell'occasione gli 
      aruspici, fatti venire dall'intera Etruria, ci dissero che stavano per 
      verificarsi stragi, incendi, la fine delle leggi, una guerra civile, la 
      caduta di Roma e dell'impero, a meno che gli di immortali, placati in 
      ogni modo, non avessero interceduto a piegare con la loro potenza quasi il 
      destino stesso. 20 In seguito alle loro profezie, abbiamo celebrato giochi 
      per dieci giorni senza trascurare niente che potesse placare gli di. Gli 
      aruspici ci consigliarono anche di costruire una statua di Giove di 
      dimensioni maggiori e di collocarla in alto e, contrariamente al passato, 
      di volgerla a oriente. Speravano che se la statua, che vedete, avesse 
      guardato verso il sorgere del sole, verso il Foro e la Curia, le manovre 
      ordite nell'ombra contro Roma e l'impero sarebbero state messe in luce 
      cos chiaramente da risultar visibili al Senato e al popolo di Roma. Quei 
      consoli hanno disposto cos l'erezione della nuova statua, ma i lavori 
      sono stati cos lenti che essa non  stata collocata n dai consoli che mi 
      hanno preceduto n da me prima di oggi.
      IX 21 Chi dunque, Quiriti, pu essere tanto lontano dal vero, tanto 
      sconsiderato, tanto insensato da negare che tutto ci che cade sotto la 
      nostra vista e in particolare Roma siano governati dalla volont, dalla 
      potenza degli di immortali? Quando, infatti, si prediceva che venivano 
      preparate stragi, incendi, la fine della repubblica, e questo per 
      iniziativa di cittadini, ad alcuni tali crimini apparivano troppo grandi 
      per essere credibili. Ma ora avete appurato che tali delitti sono stati 
      non solo ideati da cittadini esecrabili, ma addirittura messi in opera! E 
      non  un segno cos evidente, da sembrare un'espressione della volont di 
      Giove Ottimo Massimo, il fatto che questa mattina, mentre i congiurati e i 
      loro accusatori venivano tradotti al tempio della Concordia per il Foro, 
      come avevo ordinato, in quel momento veniva posta la statua? Non appena  
      stata collocata e rivolta verso di voi e il Senato, avete visto che tutti 
      gli intrighi orditi contro il bene della collettivit sono stati scoperti 
      e messi in luce. 22 Ecco perch meritano ancor pi l'odio e la morte 
      questi individui che non solo hanno cercato di appiccare fiamme empie e 
      funeste alle vostre case, alle vostre abitazioni, ma anche ai templi, ai 
      santuari degli di.
      Se dicessi di averli fermati io, sarei presuntuoso, atteggiamento 
      imperdonabile.  stato Giove a fermarli, lui solo! Giove ha voluto salvare 
      il Campidoglio, i templi, la citt intera, voi tutti! Guidato dagli di 
      immortali, io mi sono limitato a prendere decisioni e sono arrivato a 
      disporre di prove schiaccianti. In verit, la corruzione degli Allobrogi 
      non sarebbe stata tentata, n Lentulo e gli altri nemici dello Stato 
      avrebbero dato con tanta sconsideratezza informazioni della massima 
      importanza a degli sconosciuti, a dei barbari, e consegnato loro delle 
      lettere, se gli di immortali non avessero privato del senno uomini cos 
      temerari. Che dire di pi? Se dei Galli appartenenti a un popolo non del 
      tutto sottomesso (l'unico rimasto che  forse in grado di dichiarare 
      guerra ai Romani e non sembra escluderlo) hanno rinunciato a sperare 
      nell'indipendenza e in altri considerevoli vantaggi offerti loro dai 
      patrizi e hanno anteposto la vostra salvezza ai loro interessi, ebbene, 
      non credete forse che questo sia avvenuto per volont divina, quando 
      invece avrebbero potuto vincerci senza combattere, solo tacendo?
      X 23 E allora, Quiriti, festeggiate questi giorni con le vostre mogli e i 
      vostri figli, dal momento che sono state decise cerimonie di 
      ringraziamento in ogni tempio! Spesso abbiamo tributato onoranze agli di 
      immortali, giustamente, s, ma mai come ora. Infatti, siete stati 
      strappati alla fine pi crudele e pi orribile, strappati senza morti, 
      senza sangue, senza eserciti, senza combattimenti. Con la toga avete 
      vinto, grazie a uno solo, a me, comandante in toga. 24 Ricordate infatti, 
      Quiriti, tutte le guerre civili, non solo quelle di cui avete sentito 
      parlare, ma anche quelle di cui voi stessi serbate memoria e cui avete 
      assistito. Lucio Silla uccise Publio Sulpicio, [cacci da Roma] Caio 
      Mario, il difensore di Roma, molti uomini valorosi in parte li band e in 
      parte li elimin. Il console Cneo Ottavio espulse dalla citt, con la 
      forza delle armi, il suo collega; tutto lo spazio che avete sotto gli 
      occhi fu pieno di cadaveri ammassati uno sull'altro e del sangue dei 
      cittadini. Poi Cinna ebbe il potere con Mario; allora, davvero, furono 
      eliminati gli uomini pi in vista, furono spente le luci della citt. In 
      seguito Silla si vendic della ferocia di questa vittoria. Non star a 
      dire con quante perdite tra i cittadini e con quanta rovina per lo Stato. 
      Marco Lepido entr in conflitto con Quinto Catulo, uomo che si distingueva 
      per fama e valore; non fu tanto la sua morte ad arrecar dolore allo Stato, 
      quanto quella dei suoi. 25 Eppure, tutte queste lotte non miravano a 
      distruggere lo Stato, ma a cambiarlo. Non si voleva abbatterlo, ma 
      primeggiare in uno Stato vivo, non si voleva dare alle fiamme Roma, ma 
      distinguersi in Roma. [E tutte queste lotte, di cui nessuna intendeva 
      annientare lo Stato, furono tali da risolversi non con il ristabilimento 
      della concordia sociale, ma con l'uccisione dei cittadini.] Invece, in 
      questa guerra, l'unica a memoria d'uomo ad essere cos vasta e feroce e 
      tale che nessun popolo barbaro l'ha mai mossa contro la sua gente, una 
      guerra in cui Lentulo, Catilina, Cetego e Cassio hanno stabilito di 
      annoverare tra i nemici tutti gli uomini la cui salvezza avrebbe 
      consentito di salvare lo Stato, ebbene, Quiriti, in questa guerra io mi 
      sono mosso per assicurare a voi tutti la salvezza. E anche se i vostri 
      nemici pensavano che sarebbero sopravvissuti solo quei cittadini che 
      fossero scampati a una strage infinita e quella parte di citt che si 
      fosse sottratta alle fiamme, io ho salvato Roma, io ho salvato la 
      cittadinanza!
      XI 26 A ricompensa della mia opera, Quiriti, non vi chiedo nessun premio 
      al valore, nessuna dimostrazione di onore, nessuna testimonianza di lode, 
      ma solo che sia eterno il ricordo di questa giornata.  dentro il vostro 
      cuore che desidero che siano riposti e conservati i miei trionfi, tutte le 
      attestazioni di onore, le testimonianze di gloria, i riconoscimenti di 
      stima! Nessuna cosa che sia muta, priva di parola pu darmi gioia, insomma 
      niente che uomini anche meno degni potrebbero ottenere. Sar il vostro 
      ricordo, Quiriti, ad alimentare la mia impresa, la parola a farla 
      crescere, le opere letterarie ad accompagnarla negli anni e a renderla 
      grande. Penso che l'esistenza di Roma e il ricordo del mio consolato 
      vivranno insieme per lo stesso tempo, spero per l'eternit. E penso 
      altres che siano vissuti nel nostro Stato, nella stessa epoca, due uomini 
      dei quali uno ha esteso i confini del vostro impero non sulla terra, ma 
      nelle regioni celesti, l'altro ha salvato la sede dell'impero.
      XII 27 Ma dal momento che, dopo tutto quello che ho fatto, la mia 
      posizione  ben diversa da chi ha combattuto all'estero, perch io devo 
      vivere a fianco di coloro che ho vinto e domato e non mi lascio alle 
      spalle nemici morti o ridotti all'impotenza,  vostro dovere, Quiriti, 
      provvedere affinch un domani il mio operato non si ritorca contro di me, 
      quando gli altri traggono profitto dalle loro imprese. Io ho provveduto 
      perch non vi nuocessero i piani scellerati e nefandi degli individui pi 
      temerari. Ora sta a voi provvedere alla mia incolumit.  pur vero, 
      Quiriti, che nessuno di costoro  in grado di nuocermi. Perch  grande la 
      protezione che viene dagli onesti: me la garantiranno in ogni momento. 
      Grande  l'autorit dello Stato: tacita, mi difender per sempre. Grande  
      la forza della coscienza: chi la trascurer volendo nuocermi, denuncer se 
      stesso. 28 Non sono abituato a cedere di fronte alla temerariet di 
      nessuno, Quiriti: al contrario sono io che sfido incessantemente chiunque 
      sia colpevole. E se l'attacco dei nemici interni, che ho stornato da voi, 
      dovesse ricadere su me solo, star a voi, Quiriti, decidere quale sorte 
      volete riservare a chi si  esposto all'impopolarit e a pericoli di ogni 
      sorta per la vostra salvezza. Quanto a me, quali vantaggi potrei ancora 
      conseguire se nelle cariche pubbliche, che siete voi a concedere, e nella 
      gloria, che dipende dal merito personale, non c' nulla di pi alto cui io 
      possa aspirare? 29 Il mio obiettivo, Quiriti, quando torner ad essere un 
      privato cittadino, sar di difendere e di consolidare il mio operato di 
      console in modo che se, nel tutelare le istituzioni, mi sono attirato 
      dell'impopolarit, questa ricada sui miei oppositori e arrechi a me 
      gloria. Per finire, la mia condotta politica sar tesa a non smentire la 
      mia impresa: cercher di non farla sembrare casuale, ma frutto del mio 
      valore.
      Cala la notte, Quiriti. Dopo aver pregato Giove, protettore vostro e di 
      questa citt, tornate alle vostre case e continuate a difenderle con turni 
      di guardia come la notte passata, anche se il pericolo  ormai 
      scongiurato. Che non dobbiate farlo troppo a lungo e che possiate vivere 
      per sempre in pace, sar compito mio, Quiriti.
       
       
      CONTRO L. CATILINA IV
       
       
      I 1 Vedo, padri coscritti, che il volto, gli sguardi di voi tutti si sono 
      rivolti a me. Vedo che siete preoccupati non solo del pericolo che 
      minaccia voi e lo Stato, ma, se questo  stato scongiurato, del pericolo 
      che corro io. La simpatia che mi mostrate mi  cara, nei mali, e gradita, 
      nel dolore. Ma, per gli di immortali, rinunciatevi! Dimenticate la mia 
      salvezza! Pensate a voi e ai vostri figli! Se mi  stata affidata la 
      carica di console perch sopportassi sino in fondo ogni amarezza, ogni 
      dolore, ogni strazio, vi far fronte con coraggio, ma addirittura con 
      gioia, purch i miei sforzi procurino prestigio e salvezza a voi e al 
      popolo romano. 2 Io, padri coscritti, sono quel console per il quale n il 
      Foro, sede suprema della giustizia, n il Campo Marzio, consacrato dagli 
      auspici consolari, n la Curia, protezione sovrana di tutti i popoli, n 
      la casa, rifugio di ogni essere umano, n il letto, destinato al riposo, e 
      neppure, infine, questa [sedia curule] prerogativa della mia carica, sono 
      stati mai esenti da pericoli e da insidie mortali. Ho taciuto molto. Ho 
      sopportato molto. Ho concesso molto. Ho risanato molto col mio dolore, 
      mentre voi vivevate nella paura. Ora, se gli di immortali hanno voluto 
      che portassi a termine il consolato strappando voi e il popolo romano a un 
      orrendo massacro, le vostre mogli, i vostri figli e le vergini Vestali a 
      oltraggi inauditi, i templi, i santuari e questa nostra patria bellissima 
      alle fiamme pi deleterie, l'Italia intera alle devastazioni della guerra, 
      ebbene, affronter tutto quel che la sorte vorr riservarmi! Se infatti 
      Publio Lentulo, credendo ai vati, ha ritenuto che il suo nome fosse 
      predestinato alla rovina dello Stato, perch non dovrei compiacermi del 
      fatto che il mio consolato sia stato, per cos dire, predestinato alla 
      salvezza del popolo romano? II 3 Quindi, padri coscritti, provvedete a voi 
      stessi! Pensate al futuro della patria! Salvate la vostra vita, quella 
      delle vostre mogli, dei vostri figli, salvate le vostre propriet! 
      Difendete la gloria e il futuro del popolo romano! Smettete di 
      preoccuparvi, di darvi pensiero per me! In primo luogo, infatti, voglio 
      sperare che tutti gli di che proteggono Roma mi ricompenseranno secondo i 
      miei meriti. Poi, se dovesse capitarmi qualcosa, sapr morire con animo 
      preparato e sereno: la morte non pu essere vergognosa per il valoroso, n 
      prematura per chi  stato console, n triste per il saggio. Tuttavia non 
      sono cos di ferro da restare insensibile all'angoscia del mio caro e 
      affezionato fratello, qui presente, e alle lacrime di tutti coloro che mi 
      vedete intorno. N la mia mente si astiene dal tornare spesso a casa, 
      richiamata da mia moglie, completamente prostrata, da mia figlia, 
      sconvolta dalla paura, dal mio piccolo figlio, che mi sembra stretto tra 
      le braccia della repubblica come ostaggio per il mio operato di console, e 
      infine da mio genero, che sta qui davanti ad aspettare l'esito di questa 
      giornata. Tutto ci mi procura ansia, un'ansia che mi spinge per a voler 
      salvare tutti loro insieme a voi, anche a costo della mia vita, piuttosto 
      che morire noi e loro nella distruzione dello Stato.
      4 Allora, padri coscritti, date tutto il vostro appoggio alla salvezza 
      dello Stato! Guardate quali tempeste si abbatteranno su di voi, se non 
      correrete ai ripari! Non  chiamato in causa, non  sottoposto alla 
      severit del vostro giudizio un Tiberio Gracco, per aver aspirato alla 
      rielezione di tribuno della plebe, n un Caio Gracco, per aver cercato di 
      portare alla rivolta gli agrari, n un Lucio Saturnino, per aver ucciso 
      Caio Memmio. Nelle nostre mani ci sono uomini che sono rimasti a Roma per 
      scatenare incendi, per uccidervi tutti, per accogliere Catilina. Nelle 
      nostre mani ci sono lettere, sigilli, scritture, infine la confessione di 
      ciascuno di loro. Qui si tratta di collusione con gli Allobrogi e di 
      rivolte servili; si richiama Catilina, si decide di eliminarvi tutti 
      perch non rimanga nessuno a piangere il nome del popolo romano e a 
      compatire le sventure di un impero cos vasto. III 5 Tutto questo  stato 
      riferito dagli informatori, ammesso dagli accusati, giudicato da voi con 
      molte deliberazioni, in un primo momento quando mi avete manifestato la 
      vostra gratitudine con straordinari elogi e avete dichiarato che, grazie 
      alle mie capacit e alla mia solerzia, era stata scoperta la congiura di 
      questi uomini perduti; poi, quando avete costretto Publio Lentulo a 
      dimettersi dalla carica di pretore; in seguito, quando avete deciso di 
      arrestare Lentulo e gli altri che avete giudicato colpevoli; ma, 
      soprattutto, quando avete decretato una cerimonia di ringraziamento a mio 
      nome, onore che nessun civile aveva ricevuto prima di me; infine ieri, 
      quando avete dato ingenti ricompense agli ambasciatori degli Allobrogi e a 
      Tito Volturcio. In seguito a tali iniziative, l'impressione  che gli 
      uomini nominatamente messi agli arresti siano gi stati condannati da voi 
      senza esitazione.
      6 Tuttavia ho deciso di riferire a voi, padri coscritti, come se la 
      questione fosse ancora impregiudicata e chiedervi di pronunciarvi sul 
      reato e di stabilire la pena. Premetter solo quel che  di pertinenza a 
      un console. Gi da tempo vedevo che nello Stato si agitavano ampi 
      fermenti, si andavano preparando rivolte e covavano sciagure. Ma che 
      fossero dei cittadini a tramare una congiura cos estesa, cos esiziale, 
      non l'avrei mai creduto! Ora, qualunque cosa accada, qualunque sia 
      l'orientamento del vostro pensiero e del vostro giudizio, dovete decidere 
      prima di notte. Vedete l'enormit del crimine su cui dovete esprimervi. Se 
      credete che i complici siano pochi, commettete un grave errore. Il male si 
       propagato pi di quanto si pensi. Si  diffuso non solo in Italia, ma 
      addirittura ha valicato le Alpi e, serpeggiando nell'ombra, ha invaso gi 
      molte province. Sarebbe assolutamente impossibile schiacciarlo con 
      ulteriori rinvii. Qualunque misura decidiate, dovete far giustizia presto!
      IV 7 Vedo che, sinora, sono due le proposte avanzate. Decimo Silano 
      sostiene che bisogna condannare a morte chi ha cercato di distruggere lo 
      Stato. Caio Cesare, invece, respinge la pena di morte e propone tutta la 
      durezza di ogni altro castigo. Entrambi, come conviene alla loro carica e 
      alla gravit dei reati in causa, fanno appello al massimo rigore. Il primo 
      ritiene che neppure per un istante devono vivere e respirare la nostra 
      stessa aria individui che hanno cercato di eliminare tutti noi, di 
      cancellare l'impero, di estinguere il nome del popolo romano e ricorda che 
      questo tipo di pena fu spesso comminata, nel nostro Stato, a cittadini 
      colpevoli. Il secondo  dell'opinione che gli di immortali hanno creato 
      la morte non perch fosse una punizione, ma una necessit naturale e una 
      cessazione di travagli e miserie. Per questo i saggi l'hanno sempre 
      affrontata senza rimpianto e i valorosi spesso con gioia. Il carcere, 
      invece, in particolare l'ergastolo,  stato istituito come pena 
      eccezionale per i reati pi empi. Cesare suggerisce che i colpevoli siano 
      confinati in municipi diversi. Tale proposta comporta tuttavia 
      un'ingiustizia, se la imponiamo ai municipi, e una difficolt, se 
      chiediamo il loro consenso. Ma qualora ne siate convinti, approvatela. 8 
      Da parte mia cercher e, come spero, trover chi non ritenga incompatibile 
      con la sua dignit accogliere provvedimenti presi per il bene comune. 
      Cesare aggiunge pesanti sanzioni contro i municipi nel caso in cui uno dei 
      prigionieri riesca a fuggire; circonda cos i rei di una sorveglianza 
      spietata, degna di un reato commesso da uomini perduti; suggerisce poi che 
      n il Senato, n il popolo romano possano mitigare la pena dei condannati. 
      Li priva cos anche della speranza, la sola che, di solito, consola l'uomo 
      nelle sciagure. Propone inoltre la confisca dei beni: solo la vita lascia 
      a questi criminali. Se gliel'avesse tolta, in un attimo li avrebbe 
      liberati da molte sofferenze morali e fisiche e da tutti i castighi per i 
      loro delitti.  proprio per suscitare nei malvagi una sorta di terrore, 
      finch fossero vivi, che i nostri antenati hanno voluto che nell'aldil ci 
      fossero supplizi per i colpevoli, perch si rendevano conto che non si 
      avrebbe avuto paura di una morte senza punizioni.
      V 9 Ora, padri coscritti, so bene cosa mi convenga. Se seguirete il parere 
      di Caio Cesare, per il fatto che egli segue il gruppo politico detto 
      democratico, probabilmente dovr aver meno timore degli attacchi dei 
      democratici, essendo lui il promotore e il sostenitore di questa proposta. 
      Se invece voterete la proposta di Silano, potrei andare incontro a 
      difficolt maggiori. Ma l'importante  che l'interesse dello Stato 
      prevalga sulla considerazione dei pericoli personali. Abbiamo infatti da 
      parte di Cesare, cos come richiede il suo rango e la nobilt dei suoi 
      antenati, una proposta che  garanzia della sua incrollabile devozione 
      allo Stato.  evidente quale differenza intercorra tra la superficialit 
      dei demagoghi e uno spirito davvero democratico, tutto teso al bene del 
      popolo. 10 Vedo, comunque, che non pochi di coloro che si spacciano per 
      democratici sono assenti, evidentemente per evitare di dare un giudizio 
      sulla condanna a morte di cittadini romani. Eppure, questi democratici 
      solo l'altro ieri hanno fatto arrestare dei cittadini romani, hanno 
      approvato una cerimonia di ringraziamento in mio onore e, ieri, hanno 
      ricompensato con la massima generosit i nostri informatori. Chi ha 
      approvato l'arresto dei colpevoli, il rito di ringraziamento per il 
      magistrato istruttore e le ricompense per gli accusatori si  gi espresso 
      su tutta la vicenda e sulla causa, nessuno pu dubitarne! Ma Cesare sa che 
      la legge Sempronia  stata promulgata a riguardo dei cittadini romani e 
      che chi  nemico dello Stato perde completamente i diritti civili; sa, 
      infine, che il promotore della legge Sempronia  stato condannato, per 
      reati politici, senza appello al popolo. E non pensa che lo stesso 
      Lentulo, nonostante la sua straordinaria generosit, possa ancora 
      chiamarsi "democratico" dal momento che ha meditato con tanta ferocia, con 
      tanta crudelt la rovina del popolo romano e la fine di Roma. E allora 
      Cesare, da uomo cos mite e indulgente, non esita a gettare Publio Lentulo 
      nel buio eterno di una prigione e impone che, in futuro, nessuno possa 
      vantarsi di aver mitigato il supplizio di Lentulo e farsi chiamare ancora 
      "democratico", quando si tratta della rovina del popolo romano. Propone 
      inoltre la confisca dei beni, perch a ogni sofferenza fisica e morale 
      sopraggiunga la miseria.
      VI 11 Perci, se accoglierete questa proposta, mi darete come alleato in 
      assemblea un uomo che gode del massimo favore popolare. Se, al contrario, 
      preferirete seguire il parere di Silano, il popolo romano ci liberer 
      facilmente dall'accusa di crudelt ed io dimostrer che  la decisione di 
      gran lunga pi mite. Del resto, padri coscritti, si pu essere crudeli nel 
      punire un crimine tanto feroce? Io giudico sulla base di quel che sento. 
      Che io possa, allora, gioire con voi della salvezza dello Stato se  vero 
      che, in questa vicenda in cui mi mostro cos impetuoso, non sono mosso da 
      spietatezza (chi  pi mite di me?), ma da un profondo senso di umanit e 
      di piet! Mi sembra infatti di vedere questa citt, luce del mondo e scudo 
      di ogni popolo, crollare di colpo in mezzo alle fiamme; nell'animo mi 
      raffiguro, in una patria sepolta, miseri e insepolti cadaveri di cittadini 
      buttati uno sull'altro; ho davanti agli occhi la figura di Cetego e il suo 
      delirio di forsennato sui vostri corpi. 12 Ma quando immagino Lentulo 
      signore assoluto di Roma (lui stesso ha confessato di aspettarselo dal 
      destino) e Gabinio suo dignitario, quando immagino Catilina qui, in citt 
      col suo esercito, allora sono sconvolto di fronte ai lamenti delle madri, 
      alla fuga di fanciulle e bambini, alla violenza sulle vergini Vestali! Lo 
      strazio, la piet di queste immagini mi ispirano un comportamento duro, 
      inflessibile verso chi avrebbe voluto tradurle in realt! Del resto mi 
      chiedo: se un padre scopre che un servo gli ha ucciso i figli, trucidato 
      la moglie, bruciato la casa, se questo padre non condanna il servo alla 
      pena pi severa, vi sembrerebbe clemente e pietoso o l'essere pi disumano 
      e crudele? Per me, in verit,  inclemente e duro come il ferro chi non 
      cerca di lenire il proprio dolore e il proprio tormento con il dolore e il 
      tormento di chi  colpevole. Allo stesso modo saremo considerati pietosi 
      solo se in noi non ci sar ombra di cedevolezza verso questi uomini che 
      hanno voluto trucidare noi, le nostre mogli e i nostri figli, che hanno 
      tentato di radere al suolo le case di ciascuno di noi e la sede di tutto 
      lo Stato, che si sono proposti di insediare gli Allobrogi sui resti della 
      nostra citt e sulla cenere di un impero annientato. Ma se vorremo 
      mostrarci troppo indulgenti, saremo inevitabilmente accusati di essere 
      oltremodo crudeli, perch  in ballo la sopravvivenza della patria e della 
      cittadinanza. 13 O forse qualcuno, l'altro ieri, ha giudicato troppo 
      crudele un uomo cos coraggioso e devoto allo Stato come Lucio Cesare 
      quando ha affermato, in presenza del marito di sua sorella, donna della 
      massima rispettabilit, che bisognava condannarlo a morte e ha ricordato 
      che era stata giusta la morte, ordinata dal console, di un suo avo e 
      quella, in prigione, del giovane figlio di questi, inviato dal padre a 
      trattare? Avevano compiuto azioni paragonabili alle attuali? Volevano 
      distruggere lo Stato? Allora si trattava di richieste di largizioni e di 
      conflitti tra le parti. E in quel tempo, l'antenato di Lentulo, un uomo 
      del massimo prestigio, combatt Gracco e rest gravemente ferito perch lo 
      Stato non venisse minimamente danneggiato. Lentulo, invece, per scalzare 
      le fondamenta dello Stato ricorre ai Galli, chiama gli schiavi alla 
      rivolta, fa venire Catilina, ordina a Cetego di trucidarci e a Gabinio di 
      eliminare tutto il resto della cittadinanza, a Cassio di incendiare la 
      citt, a Catilina di devastare e di saccheggiare l'Italia intera! Quel che 
      dovete temere, a mio giudizio,  che le vostre disposizioni appaiano 
      troppo blande in presenza di un crimine cos immane e mostruoso! Ma molto 
      di pi dobbiamo temere di apparire crudeli verso la patria se saremo miti 
      nella condanna, piuttosto che duri verso i nostri peggiori nemici se 
      saremo inflessibili!
      VII 14 Tuttavia, padri coscritti, non posso nascondere quanto sento dire. 
      Ci sono in giro voci che arrivano sino a me: a quanto pare, alcuni temono 
      che io non disponga di mezzi sufficienti per eseguire quanto voi 
      deciderete oggi. Ogni cosa  stata prevista, disposta, sistemata, padri 
      coscritti, non solo con tutto l'impegno e lo zelo di cui sono capace, ma 
      soprattutto grazie al desiderio del popolo romano di difendere la sua 
      sovranit e di conservare i beni comuni. Tutti sono venuti qui, uomini di 
      ogni classe, condizione, et! Pieno  il Foro, pieni i templi intorno al 
      Foro, piena ogni strada che porta a questo tempio. Dai tempi della 
      fondazione di Roma,  questa l'unica circostanza in cui tutti nutrono gli 
      stessi intendimenti, a eccezione di chi, accorgendosi di essere a un passo 
      dalla fine, ha deciso di morire insieme a tutti gli altri piuttosto che da 
      solo. 15 Questi individui ben volentieri li metto a parte, li separo; per 
      me, non vanno annoverati tra i cittadini colpevoli, ma tra i peggiori 
      nemici! Ma gli altri, o di immortali!, con che affluenza, con che impeto, 
      con che coraggio sono uniti in nome della salvezza e del prestigio comune! 
      Dovrei ricordare i cavalieri? Se cedono a voi senatori il primato del 
      grado e dell'autorit, non vi sono certo inferiori per devozione allo 
      Stato! Dopo un dissenso durato molti anni hanno ritrovato l'unione e la 
      concordia con voi: la giornata di oggi e la causa presente li rendono 
      vostri alleati! Se riusciremo a conservare per sempre l'unione politica 
      che si  rafforzata sotto il mio consolato, vi assicuro che in futuro 
      nessuna crisi politica colpir lo Stato in nessuna delle sue parti. Con lo 
      stesso impeto vedo che sono accorsi per difendere lo Stato i tribuni 
      dell'erario, uomini di straordinario valore. In modo analogo tutti gli 
      scribi, che oggi si trovavano per caso nell'erario, hanno tralasciato le 
      operazioni di sorteggio per votarsi alla salvezza comune. 16 Sono presenti 
      in massa tutti i liberi, anche i pi umili. C' qualcuno a cui questi 
      templi, il volto della citt, il possesso della libert e infine questa 
      stessa luce e il suolo comune della patria non ispirino piacere, ma 
      soprattutto un sentimento di dolcezza e di gioia? VIII  importante 
      conoscere, padri coscritti, la devozione dei liberti i quali, 
      guadagnandosi un posto nella nostra comunit con il loro valore, 
      considerano questa la loro vera patria, una patria che chi  nato qui e 
      nelle famiglie pi altolocate non ha considerato tale, ma alla stregua di 
      una citt nemica. Ma perch menziono queste classi e questi uomini che le 
      propriet, l'interesse comune e infine il bene pi dolce che c', la 
      libert, hanno spinto qui a difendere la vita della patria? Non c' 
      schiavo, purch viva in condizioni tollerabili, che non inorridisca di 
      fronte alla pazzia dei nostri concittadini, che non aspiri al mantenimento 
      della situazione attuale, che non contribuisca alla salvezza comune, per 
      quanto osi, per quanto possa. 17 Perci, se qualcuno di voi rimane 
      sconcertato sentendo che un intermediario di Lentulo si aggira per negozi 
      con l'intenzione di far proseliti tra i bisognosi e gli sprovveduti, a 
      prezzo di denaro, ebbene, anche questo  stato tentato, ma non  stato 
      trovato nessuno che fosse di condizione cos misera o di propositi cos 
      disperati da mettere a repentaglio il posto dove siede al lavoro, dove si 
      guadagna da vivere, la sua stanza e il suo lettuccio, insomma da voler 
      compromettere il tranquillo corso della sua esistenza. In verit, la 
      stragrande maggioranza di chi ha un'attivit in proprio, diciamo meglio 
      tutta questa categoria, apprezza la pace come nessun'altra. Infatti, ogni 
      mestiere, ogni lavoro, ogni attivit si basa sull'affluenza di clienti e 
      si alimenta con la pace. Se l'attivit diminuisce con la chiusura dei 
      negozi, che cosa accadrebbe se venissero incendiati?
      18 In queste condizioni, padri coscritti, l'appoggio del popolo romano non 
      vi manca. Fate in modo che non sembri che manchiate voi al popolo. IX 
      Avete un console che si  salvato da innumerevoli pericoli e insidie, 
      addirittura dalla stretta della morte, non in nome della sua vita, ma 
      della vostra salvezza! Tutte le classi sono unanimi nel pensiero, nella 
      volont, nella parola: vogliono conservare questo Stato. Assediata dalle 
      torce e dai dardi di un'empia congiura, la patria comune vi tende, 
      supplice, le mani. A voi si affida, a voi affida la vita di tutta la 
      collettivit, a voi la rocca e il Campidoglio, a voi gli altari dei 
      Penati, a voi il fuoco eterno di Vesta, a voi i templi e i santuari di 
      tutti gli di, a voi le mura e le case della citt. Inoltre,  sulla 
      vostra vita, sull'esistenza delle vostre mogli e dei vostri figli, sulle 
      propriet di tutti, sulle case e sui focolari che oggi dovete esprimere il 
      vostro giudizio! 19 Avete come capo un uomo memore di voi e dimentico di 
      s, facolt che non sempre  data. Avete tutte le classi, tutti gli 
      uomini, l'intero popolo romano in condizioni di completa unanimit, cosa 
      che vediamo oggi per la prima volta in una questione di politica interna. 
      Pensate con quanti sforzi  stato fondato l'impero, con quanto valore  
      stata assicurata la libert, con quanta benevolenza divina sono prosperati 
      i nostri averi. Tutte cose che una sola notte avrebbe potuto distruggere. 
      Oggi dobbiamo prendere provvedimenti perch un simile tentativo non solo 
      non possa essere attuato, ma neppure concepito da dei cittadini. E queste 
      parole non le ho dette per accendervi (il vostro ardore supera del resto 
      il mio), ma perch la mia voce, che dev'essere ascoltata per prima negli 
      affari di Stato, sembri aver assolto i doveri di console.
      X 20 Adesso, prima di ritornare al voto, dir poche cose su di me. So di 
      essermi procurato tanti nemici quanti sono i congiurati: e sono 
      moltissimi, lo sapete bene. Ma  gente ignobile, vile, abietta, cos li 
      considero. Se un giorno, aizzati dai folli disegni di un criminale, 
      dovessero prevalere sulla vostra autorit e su quella dello Stato, neppure 
      allora mi pentir delle mie azioni e delle mie decisioni, padri coscritti. 
      Perch la morte, di cui essi forse ci minacciano,  stabilita per tutti, 
      ma nessuno ha mai ottenuto tanta gloria quanta ne avete concessa a me con 
      i vostri decreti. Ad altri avete tributato ringraziamenti per azioni 
      militari, a me per aver salvato lo Stato. 21 Sia gloria a Scipione, che 
      con intelligenza e valore costrinse Annibale a ritornare in Africa e a 
      lasciare l'Italia! Riceva lodi eccelse il secondo Africano, che cancell 
      le due citt pi ostili al nostro impero, Cartagine e Numanzia! Abbia fama 
      l'illustre Paolo, il cui carro trionfale fu nobilitato dalla presenza di 
      Perseo, il re un tempo pi potente e nobile! Sia gloria eterna a Mario, 
      che liber due volte l'Italia dal pericolo di invasioni e dalla paura 
      della schiavit! A tutti sia anteposto Pompeo, le cui imprese, i cui 
      meriti si estendono fino alle regioni e ai confini tracciati dall'orbita 
      del sole! Tra le lodi di questi eroi avr senz'altro un posto anche la mia 
      gloria, a meno che non sia ritenuta impresa pi ardua conquistare nuove 
      province in cui possiamo espanderci, che non tutelare, per chi  lontano, 
      un luogo in cui possa tornare vincitore. 22  pur vero che sotto un certo 
      aspetto la vittoria all'estero  migliore della vittoria politica: i 
      nemici stranieri, quando sono vinti, sono asserviti, oppure, quando 
      ricevono dei favori, si sentono obbligati; invece chi appartiene al novero 
      dei cittadini, se viene fuorviato da qualche idea insensata e diventa un 
      nemico della patria,  impossibile piegarlo con la forza o ammansirlo con 
      dei favori, sempre che gli sia stato impedito di nuocere allo Stato. Ecco 
      perch so di aver intrapreso contro dei cittadini perduti un conflitto che 
      non avr fine. Ma l'aiuto vostro e di tutti gli onesti e il ricordo di 
      pericoli cos gravi - ricordo che vivr per sempre non solo nel nostro 
      popolo, ormai salvo, ma nelle parole e nella mente di tutte le genti - 
      difenderanno me e i miei cari da questa guerra, ne sono sicuro. Non ci 
      sar certamente una forza cos grande da spezzare e dissolvere la vostra 
      unione con i cavalieri romani e un cos unanime accordo tra tutti gli 
      onesti.
      XI 23 A questo punto, in cambio del comando supremo, dell'esercito e della 
      provincia che non ho voluto, in cambio del trionfo e di altre 
      dimostrazioni di onore cui ho rinunciato per provvedere alla vostra 
      salvezza e a quella di Roma, in cambio dei rapporti di clientela e di 
      ospitalit nelle province, rapporti che, con le mie risorse in citt 
      tutelo con la stessa fatica con cui li amplio, insomma, in cambio di tutti 
      questi vantaggi, in cambio della singolare devozione che vi ho dimostrato 
      e della mia solerzia nel salvare lo Stato, di cui avete testimonianza, non 
      vi chiedo altro se non di ricordare questo momento e tutto il mio 
      consolato. Finch questo ricordo rimarr fisso nella vostra mente, riterr 
      di essere protetto dal muro pi saldo. E se la forza dei sovversivi 
      riuscisse a tradire le mie aspettative e ad avere la meglio, vi raccomando 
      il mio figlioletto, cui non mancher certo la vostra protezione nella vita 
      e nella carriera politica, se rammenterete che  figlio di colui che ha 
      salvato tutto questo a rischio della sua sola esistenza. 24 Sta a voi, 
      adesso, prendere una decisione con la stessa solerzia e con la stessa 
      fermezza con cui avete iniziato:  in discussione la sicurezza vostra e 
      del popolo romano, la vita delle vostre mogli e dei vostri figli, gli 
      altari e i focolari sacri, i templi e i santuari, le case e le abitazioni 
      dell'intera citt, l'impero e la libert, la vita dell'Italia, lo Stato 
      nel suo complesso. Avete un console che non esiter a eseguire i vostri 
      decreti e a difendere quanto stabilirete, finch vivr. Egli potr 
      garantire di persona.
        

