Cicerone: Il Fato 
          
        
       
      IL FATO
       
       
       
      I 1 ... perch riguarda i costumi, che i Greci chiamano etica, mentre noi 
      siamo soliti denominare tale partizione come filosofia dei costumi, ma a 
      chi si prefigge di elevare la lingua latina si addice di definirla 
      filosofia morale. Bisogna inoltre spiegare l'essenza e la natura delle 
      proposizioni, che i Greci chiamano assiomi; stabilire quale significato 
      abbiano quando si esprimono sul futuro e su ci che  possibile o che non 
      lo , rappresenta un problema complesso, che i filosofi definiscono sul 
      possibile: nel suo insieme costituisce la logica, che io chiamo arte del 
      ragionamento. Negli altri libri Sulla natura degli di, come pure nei 
      libri che ho pubblicato Sulla divinazione, ho adottato un criterio ben 
      preciso: il discorso si svolgeva sistematicamente attraverso 
      argomentazioni prima a favore e poi contrarie, perch con maggior facilit 
      ciascuno comprovasse la tesi che gli pareva pi verosimile; nella presente 
      dissertazione sul fato, una circostanza mi ha invece impedito di attenermi 
      a tale criterio. 2 Ero infatti nella mia tenuta di Pozzuoli e nei dintorni 
      si trovava pure il nostro Irzio, console designato, persona a me legata da 
      saldissimi vincoli d'amicizia e dedita agli stessi studi in cui sono 
      cresciuto fin dall'infanzia: trascorrevamo insieme molto tempo, esaminando 
      in particolare le misure che miravano alla pace e alla concordia tra i 
      cittadini. Dopo la morte di Cesare sembrava infatti che si cercassero 
      pretesti per nuovi disordini e ritenevamo di dover porre rimedio a una 
      situazione del genere, per cui quasi tutti i nostri discorsi venivano 
      spesi su tali argomenti. Era accaduto spesso in altre circostanze, ma ne 
      discutemmo in particolare un giorno ben preciso, in cui avevamo pi tempo 
      del solito e meno visitatori; non appena Irzio giunse da me, prima 
      trattammo degli argomenti che erano quotidianamente al centro dei nostri 
      interessi e, starei per dire, d'obbligo per noi: la pace e la tranquillit 
      pubblica.
      II 3 Dopo aver parlato di ci, mi disse: Allora, siccome non hai certo 
      abbandonato, spero, gli esercizi oratori, ma li hai senz'altro posposti 
      alla filosofia, potrei forse sentire un saggio della tua eloquenza?. Ma 
      certo:  tua facolt, risposi, tanto l'ascoltare quanto l'intervenire. 
      S,  come tu ritieni: non ho abbandonato quegli studi oratori grazie ai 
      quali ho infiammato anche te - ma gi ardevi d'entusiasmo quando ti 
      accolsi -, n i miei interessi attuali diminuiscono le capacit 
      espressive, anzi le potenziano. Con il genere di filosofia che seguiamo, 
      l'oratore ha infatti un'intima affinit: dall'Accademia prende a prestito 
      la sottigliezza dell'argomentazione e in cambio restituisce alla filosofia 
      la dovizia dell'arte oratoria e gli ornamenti retorici. Perci, 
      continuai, dal momento che padroneggiamo entrambi i campi, oggi lascio a 
      te la scelta, se preferisci trattare dell'uno o dell'altro. Allora Irzio: 
       una cortesia squisita da parte tua, disse, com' tipico di ogni tuo 
      gesto: la tua benevolenza non ha mai opposto un rifiuto ai miei desideri. 
      4 Allora, considerando che le vostre finezze retoriche mi sono note e che 
      ti abbiamo ascoltato pi volte e ancora ti ascolteremo impegnato in esse, 
      e poich le Discussioni di Tuscolo dimostrano che hai adottato la tecnica 
      degli Accademici di disquisire e respingere ogni tesi proposta, vorrei 
      suggerire un tema, per ascoltare il tuo parere, se non ti spiace. 
      Potrebbe forse spiacermi, ribattei, ci che a te sar gradito? Allora 
      mi ascolterai tenendo presente che parla un Romano, un uomo che 
      timidamente si affaccia a questo genere di disputa e che ritorna a tali 
      studi dopo un lungo intervallo di tempo. Ti ascolter discettare, 
      disse, nello stesso modo in cui leggo i tuoi scritti. Inizia dunque. 
      Sediamoci qui.
      III 5 ... in alcuni dei quali, come nel caso del poeta Antipatro, delle 
      persone nate nel giorno del solstizio d'inverno, dei fratelli che si 
      ammalano contemporaneamente, dell'urina, delle unghie e di tutti i 
      rimanenti esempi del genere, vale la solidariet naturale, che io non 
      nego, ma non vi  alcun influsso del fato; in altri casi possono invece 
      verificarsi alcune circostanze fortuite, ad esempio per quel naufrago, 
      oppure per Icadio o Dafita; sembra che anche Posidonio - sia detto con 
      buona pace del maestro - abbia escogitato qualche esempio fittizio: palesi 
      assurdit. Ebbene? Se il fato di Dafita era che dovesse cadere da cavallo 
      e cos morire, doveva forse cadere da quel determinato cavallo che, non 
      essendo affatto un cavallo, di esso non aveva altro che il nome? E poi, 
      era proprio la piccola quadriga incisa sull'elsa della spada quella da 
      cui, secondo gli avvertimenti, Filippo doveva guardarsi? Quasi fosse stato 
      ucciso dall'elsa! Che importanza ha, poi, se quel naufrago, che non ha 
      nemmeno nome,  caduto in un ruscello? Eppure il nostro autore scrive che 
      a costui era stata predetta una morte nell'acqua. E neanche nel caso del 
      predone Icadio, insomma, vedo alcun intervento del fato: Posidonio non 
      scrive infatti che qualcosa era stato predetto a Icadio. 6 Cosa c' di 
      straordinario dunque, se dalla volta della grotta gli  caduto un masso 
      sulle gambe? Penso che, se anche Icadio non fosse stato in quell'istante 
      nella grotta, il masso sarebbe comunque caduto. O non si concede affatto 
      la possibilit di una circostanza fortuita, oppure la vicenda di Icadio ha 
      potuto aver luogo per caso. Allora mi domando - e la questione riguarder 
      un campo ben ampio: se il fato non avesse un nome, una natura, un'essenza 
      e se la maggior parte degli eventi, o addirittura tutti, si determinassero 
      in modo fortuito, arbitrario o casuale, avrebbero forse uno svolgimento 
      diverso rispetto ad ora? Che scopo ha dunque insistere sul concetto di 
      fato, quando, anche senza ricorrervi, si pu far risalire l'ordine 
      universale alla natura o al caso?
      IV 7 Ma congediamo con buona grazia, com' giusto, Posidonio e ritorniamo 
      ai lacci di Crisippo: rispondiamogli, come primo punto, sulla questione 
      della solidariet naturale, quindi tratteremo i restanti problemi. Abbiamo 
      dinnanzi agli occhi quali differenze intercorrano tra le nature dei vari 
      luoghi: gli uni sono salubri, gli altri malsani; in alcune zone ci sono 
      abitanti che sono ricchi di linfa e che, oserei dire, ne hanno in eccesso, 
      mentre in altre si trovano persone disseccate e inaridite; molti altri 
      fattori, poi, concorrono a differenziare nettamente luoghi e luoghi. Ad 
      Atene l'aria  fine, motivo per cui gli Attici sono considerati anche pi 
      fini d'intelletto; a Tebe invece  densa, perci i Tebani sono grossi e 
      robusti. Eppure, quell'aria fine non sar la causa per cui si diventa 
      discepoli di Zenone o di Arcesila o di Teofrasto, n l'aria densa avr 
      l'effetto di far cercare una vittoria alle Nemee piuttosto che ai giochi 
      istmici. 8 Distingui ulteriormente: quale influsso pu avere la natura del 
      luogo, se passeggio nel Portico di Pompeo piuttosto che nel Campo Marzio? 
      In tua compagnia anzich con un altro? Alle idi piuttosto che alle 
      calende? Quindi, come la natura del luogo ha una qualche incidenza per 
      certi aspetti, ma nessuna per altri, cos l'influsso degli astri pu aver 
      valore, se vuoi, in alcuni casi, ma certamente non in tutti. Ed  ovvio, 
      perch nell'indole degli uomini ci sono differenze, tant' vero che agli 
      uni piace il dolce, ad altri un pizzico d'amaro, alcuni sono schiavi della 
      passione, altri iracondi o crudeli o superbi, ma ci sono persone che 
      rifuggono da difetti del genere: considerando dunque, afferma Crisippo, 
      che tanto dista un'indole dall'altra, ci sarebbe forse da stupirsi, se 
      queste differenze fossero provocate da cause diverse?
      V 9 Mentre svolge la propria discussione, Crisippo perde di vista 
      l'essenza del problema e le basi su cui esso poggia. Se ognuno ha infatti 
      una certa propensione dovuta a cause naturali e precedenti, non ne deriva 
      che, a loro volta, le cause dei nostri sentimenti e desideri siano 
      naturali e precedenti. Se cos fosse, nulla sarebbe in nostro potere. Ora 
      invece ammettiamo che non dipende da noi essere intelligenti o stupidi, 
      forti o deboli. Ma chi pensa di poter concludere che neppure sedersi o 
      camminare rientri nella sfera della volont, non si rende conto di quale 
      sia il rapporto tra causa ed effetto. Se  vero infatti che le persone 
      intelligenti o ritardate nascono tali per cause precedenti, come pure i 
      forti e i deboli, non ne consegue, tuttavia, che anche il loro star seduti 
      o camminare o svolgere una qualche attivit sia definito e fissato per 
      cause principali. 10 Abbiamo appreso che Stilpone, il filosofo megarico, 
      era persona davvero fine d'intelletto e godeva di ottima fama ai suoi 
      tempi. I suoi amici scrivono che aveva un debole per il vino e le donne; 
      non lo riportano a motivo di biasimo, ma semmai a suo elogio: i difetti 
      naturali erano stati da lui domati e tenuti a freno grazie al sapere 
      filosofico, tanto che nessuno lo vide mai ubriaco, nessuno scorse in lui 
      traccia di insana passione. Ebbene? Non abbiamo letto in quale modo 
      Socrate sia stato bollato da Zopiro, l'esperto di fisiognomica, che 
      asseriva di saper riconoscere il carattere e l'indole di un uomo sulla 
      base del corpo, degli occhi, del viso, della fronte? Afferm che Socrate 
      era sciocco e tardo di mente, perch non aveva l'infossatura concava alla 
      base del collo: diceva che quella parte del corpo era ostruita e chiusa; 
      aggiunse anche che perdeva la testa per le donne, al che, si racconta, 
      Alcibiade scoppi in una sonora risata. 11 Tali difetti possono nascere da 
      cause naturali, ma estirparli ed eliminarli alla radice - per cui chi 
      prima inclinava a tanti difetti, poi se ne allontana - dipende non da 
      cause naturali, ma dalla forza di volont, dall'impegno, dal metodo. Sono 
      tutte considerazioni che vengono meno, se, sulla base del principio della 
      divinazione, sar ribadita l'essenza e la natura del fato.
      VI Dunque, se esiste una divinazione, da quali verit di esperienza mai 
      deriva? Definisco verit di esperienza quel complesso di norme che in 
      greco ha nome teoremi. Senza di esse non credo infatti che le persone 
      dotate di competenza tecnica possano svolgere la propria attivit 
      specifica, n che sia in grado di predire il futuro chi si occupa di arte 
      divinatoria. 12 Poniamo che le verit di esperienza degli astrologhi siano 
      del seguente tenore: Se una persona  nata, per esempio, al sorgere della 
      Canicola, non morir in mare. Sta' in guardia, Crisippo, se non vuoi 
      arrenderti nella contesa che ti vede opposto, in serrato confronto, a 
      Diodoro, sottile dialettico. Se risulta vera la deduzione che cos si 
      pone: Se una persona  nata al sorgere della Canicola, non morir in 
      mare,  vero anche: Se Fabio  nato al sorgere della Canicola, non 
      morir in mare. Dire che Fabio  nato al sorgere della Canicola e che 
      Fabio morir in mare, risulta in contraddizione; e siccome, per quanto 
      riguarda Fabio,  dato come certo che sia nato al sorgere della Canicola, 
      anche la seguente affermazione  contraddittoria: Fabio esiste e morir in 
      mare. Ne consegue che anche tale relazione  composta da membri in 
      reciproco contrasto: Fabio esiste e Fabio morir in mare. Il che, 
      secondo quanto si  posto come premessa, non pu neppure accadere. 
      L'affermazione Fabio morir in mare rientra, quindi, nel novero degli 
      eventi impossibili. Tutto ci che  infatti definito falso nel futuro,  
      impossibile.
      VII 13 Ma si tratta di una conclusione, o Crisippo, che non accetti 
      assolutamente, e proprio su questo punto verte la tua contesa con Diodoro. 
      Egli sostiene infatti che sia possibile solo ci che  vero o sar vero; 
      inoltre afferma che tutto quanto si avverer  anche necessario, mentre 
      quanto non si avverer non , sostiene, neppure possibile. Tu invece dici 
      che anche ci che non accadr rientra nel possibile, come il caso che 
      questa gemma venga spezzata, anche se ci non avverr mai; mentre non 
      consideri necessario che Cipselo regnasse a Corinto, bench mille anni 
      prima l'oracolo di Apollo avesse predetto il suo regno. Eppure, se darai 
      il tuo assenso a predizioni divine di tal sorta, da un lato finirai per 
      annoverare le false affermazioni riguardanti il futuro tra gli eventi 
      impossibili [come se si dicesse che l'Africano non conquister Cartagine]; 
      dall'altro, qualora si dicesse qualcosa di vero riguardante il futuro e 
      che in effetti cos si realizzer, lo dovresti definire necessario:  una 
      tesi di Diodoro che vi  radicalmente avversa. 14 Dunque, se si deduce 
      correttamente: Se sei nato al sorgere della Canicola, non morirai in 
      mare, il primo termine della relazione - sei nato al sorgere della 
      Canicola -  necessario (tutto quanto risulta vero nel passato  infatti 
      anche necessario, come ammette Crisippo in dissenso con il maestro 
      Cleante, poich il passato  immutabile n pu convertirsi da vero in 
      falso); se, insomma, il primo termine  necessario, anche la conseguenza 
      risulta necessaria. Crisippo, tuttavia, non sembra ritenere valida tale 
      argomentazione in tutti i casi. Comunque, se c' una causa naturale per 
      cui Fabio non debba morire in mare, non  possibile che Fabio muoia in 
      mare.
      VIII 15 Su questo punto Crisippo ondeggia nell'incertezza e spera che i 
      Caldei e gli altri indovini si lascino ingannare e che in futuro non 
      ricorrano a deduzioni, formulando le loro verit di esperienza nel modo 
      seguente: Se qualcuno  nato al sorgere della Canicola, non morir in 
      mare; ma spera, piuttosto, che si esprimano cos: Non c' uomo che sia 
      nato al sorgere della Canicola e che debba morire in mare. Ma che 
      simpatico arbitrio! Per non cadere nella tesi di Diodoro, Crisippo insegna 
      ai Caldei in che modo debbano esporre le loro verit di esperienza. Mi 
      chiedo allora: se i Caldei si esprimono in maniera da negare proposizioni 
      d'ordine assoluto piuttosto che porre deduzioni generali, perch i medici, 
      i geometri, gli altri non dovrebbero seguirne l'esempio? Un medico, 
      innanzi tutto, ci che avr riconosciuto nel proprio campo, non lo esporr 
      nel modo seguente: Se qualcuno ha le vene che pulsano in questa maniera, 
      ha la febbre; ma semmai cos: Nessuno, al quale le vene pulsino in 
      questo modo,  immune da febbre. Allo stesso modo un geometra non dir: 
      In una sfera i diametri si intersecano a met; si esprimer, piuttosto, 
      come segue: In una sfera non ci sono diametri che non si intersechino a 
      met. 16 Che cosa impedirebbe di passare in tal modo da una deduzione 
      alla negazione di proposizioni? Anzi, a dire il vero, possiamo esporre in 
      altri termini gli stessi concetti. Poco fa ho detto: In una sfera i 
      diametri si intersecano a met; potrei dire: Se in una sfera ci saranno 
      diametri, oppure: Poich in una sfera ci saranno diametri. Varie sono 
      le forme di enunciazione, ma nessuna  pi distorta di quella cui Crisippo 
      spera che si attengano i Caldei per fare un piacere agli stoici.
      IX 17 Nessuno di essi, per, si esprime cos; sarebbe infatti pi 
      impegnativo imparare alla perfezione queste contorsioni verbali che non il 
      sorgere e il tramontare delle costellazioni. Ma ritorniamo alla disputa di 
      Diodoro che viene definita sul possibile, nella quale si indaga sul 
      significato del possibile. Diodoro dunque stabilisce che  possibile solo 
      ci che  vero o che sar vero. Il punto riguarda la seguente questione: 
      nulla si verifica se non  necessario; tutto ci che  possibile, o gi  
      o necessariamente sar; inoltre, non si possono mutare da veri in falsi 
      gli eventi futuri, non meno che gli eventi passati; ma mentre negli eventi 
      passati appare evidente il loro carattere immutabile, in quelli futuri, 
      poich esso non appare con altrettanta evidenza, sembra che non sia 
      neppure ad essi intrinseco, per cui, in riferimento a una persona colpita 
      da una malattia mortale, corrisponde al vero affermare: Costui morir a 
      causa di questa malattia; ma la stessa affermazione, se risulta detta in 
      modo veritiero per un uomo in cui la gravit del morbo non sia altrettanto 
      evidente, non di meno si realizzer. Ne consegue che non pu aver luogo 
      nessun passaggio dal vero al falso, neppure in relazione al futuro. La 
      frase Scipione morir ha valore tale, per cui, sebbene si parli del 
      futuro, non si pu tramutare in falsa: ci si riferisce infatti a un uomo 
      che deve necessariamente morire. 18 Se si dicesse: Scipione morir 
      durante la notte, di morte violenta, nella sua stanza da letto, 
      risulterebbe un'affermazione vera, perch si verrebbe a sostenere che si 
      realizzer quanto doveva realizzarsi, e la prova di ci deve essere 
      arguita dal fatto che si  effettivamente realizzato. Non sarebbe stato 
      pi veritiero dire: Scipione morir rispetto ad affermare: Morir in 
      quel modo, n per Scipione sarebbe stato necessario morire pi che morire 
      in quel modo, n avrebbe potuto mutarsi da vera in falsa la frase: 
      Scipione  stato ucciso pi che la proposizione: Scipione sar ucciso. 
      Se le cose stanno nei termini sopra indicati, non c' motivo per cui 
      Epicuro debba temere il fato e cercare una difesa nella teoria degli 
      atomi, sostenendo che deviano dal loro asse e facendosi carico, a un 
      tempo, di due difficolt insolubili: l'una, secondo cui un evento si viene 
      a creare senza una causa che lo determini, per cui si genererebbe dal 
      nulla - tesi che n Epicuro stesso n alcun filosofo naturalista condivide 
      -; l'altra, secondo cui, quando due atomi si muovono nel vuoto, l'uno 
      procede perpendicolarmente, mentre l'altro devia dal proprio asse. 19 
      Epicuro, insomma, anche se ammettesse che ogni proposizione  o vera o 
      falsa, pu non temere che tutto avvenga necessariamente per opera del 
      fato; non per cause eterne, che provengono da necessit di natura,  
      infatti vero quanto viene espresso come segue: Carneade scende 
      all'Accademia, il che comunque non avviene senza cause; ma c' una 
      differenza tra le cause accidentali pregresse e le cause che contengono in 
      s la capacit di determinare gli eventi. Cos,  sempre stato vero 
      affermare: Epicuro morir, dopo aver vissuto settantadue anni, durante 
      l'arcontato di Pitarato, eppure non c'erano cause fatali per cui dovesse 
      cos accadere; ma, poich  accaduto,  fuor di dubbio che dovesse 
      accadere come  accaduto. 20 Chi sostiene, quindi, che gli eventi che si 
      realizzeranno sono immutabili e nega la possibilit che il vero nel futuro 
      si converta in falso, non dimostra la necessit del fato: non fa che 
      rendere esplicito il significato racchiuso nelle parole. Chi, poi, 
      introduce una serie eterna di cause, incatena alla necessit del fato 
      l'anima degli uomini, spogliata del libero arbitrio.
      X Su questo punto basta cos; passiamo ad altro. Crisippo giunge alla 
      seguente conclusione: Se esiste un moto senza causa, non tutte le 
      proposizioni, che i dialettici definiscono assiomi, saranno vere o false; 
      quanto sar privo di cause efficienti, non sar n vero n falso; eppure, 
      ogni proposizione  o vera o falsa; perci non si d moto senza una causa. 
      21 Se le cose stanno nei termini sopra indicati, tutto ci che accade, 
      accade per cause pregresse; se ci  vero, tutto accade per volere del 
      fato; dunque, tutto ci che accade, accade per volere del fato. Innanzi 
      tutto, se volessi accordare il mio consenso a Epicuro e sostenere che non 
      tutte le proposizioni sono o vere o false, sarei disposto a subire un 
      colpo del genere piuttosto che ammettere che tutto accade per volere del 
      fato: la prima tesi offre infatti materia di discussione, mentre l'altra  
      inaccettabile. Ecco il motivo per cui Crisippo ricorre a tutte le sue 
      energie per convincere che ogni assioma  o vero o falso. Alla stregua di 
      Epicuro, il quale teme che, una volta ammesso tale principio, si debba 
      anche concedere che tutto accade per volere del fato (se una delle due 
      proposizioni  vera dall'eternit, significa anche che  determinata e, se 
       determinata, che  anche necessaria: in tal modo egli ritiene che 
      vengano dimostrati i princpi di necessit e fato), cos pure Crisippo, 
      nel caso in cui non fosse riuscito a dimostrare che ogni proposizione  o 
      vera o falsa, ha avuto paura di non poter avvalorare la tesi secondo cui 
      tutto avviene per volere del fato e per cause eterne di eventi futuri. 22 
      Epicuro, per, ritiene che si possa evitare la necessit del fato con la 
      teoria della deviazione degli atomi. Nasce cos un terzo tipo di moto, che 
      prescinde dal peso e dall'urto, quando l'atomo devia dal proprio asse di 
      un piccolissimo grado (lo chiama minimo). Ed Epicuro  costretto ad 
      ammettere, nei fatti se non a parole, che questa deviazione avviene senza 
      causa. L'atomo muta infatti corso senza essere stato colpito da un altro 
      atomo. Ma come possono urtarsi l'un l'altro gli atomi, se si muovono per 
      forza di gravit, perpendicolarmente, lungo linee rette, come pretende 
      Epicuro? Se un atomo non viene mai colpito da un altro, ne consegue che 
      neppure si toccano reciprocamente. Da ci deriva che l'atomo, ammesso che 
      davvero esista e si sposti dal proprio asse, devia senza una causa. 23 
      Epicuro ha introdotto tale teoria in quanto a noi uomini, temeva, non 
      sarebbe rimasto alcun margine di libert, se l'atomo fosse costretto a 
      muoversi sempre per forza di gravit naturale e necessaria, perch l'anima 
      si regola a seconda di come  indotta dal movimento degli atomi. 
      Democrito, il primo a formulalare la teoria degli atomi, prefer ammettere 
      che tutto accade per necessit piuttosto che privare gli atomi del loro 
      moto naturale.
      XI Pi acutamente argomentava Carneade, il quale spiegava che gli epicurei 
      avrebbero potuto sostenere una difesa senza questa fittizia deviazione 
      degli atomi. Se avessero infatti spiegato che sussiste un moto volontario 
      dell'anima, sarebbe stato pi semplice difendere questa tesi piuttosto che 
      introdurre la deviazione degli atomi, tenendo soprattutto conto che, per 
      quest'ultima, non sono in grado di trovare una causa: difeso questo punto, 
      avrebbero potuto facilmente resistere a Crisippo. Pur avendo ammesso che 
      non si d moto senza causa, non vorrebbero concedere che tutto ci che 
      accade, accade per cause precedenti: non si danno infatti cause esterne e 
      precedenti della nostra volont. 24 Ci serviamo, pertanto, di un luogo 
      comune nel parlare, quando diciamo che qualcuno vuole o non vuole qualcosa 
      senza causa. Diciamo dunque senza causa, come se dicessimo: senza una 
      causa esterna e precedente, e non senza una causa in assoluto; allo stesso 
      modo, quando definiamo un vaso vuoto, non ci esprimiamo nel senso inteso 
      dai filosofi naturalisti, che non ammettono l'esistenza del vuoto, ma 
      intendiamo un vaso, per esempio, senz'acqua, senza vino, senza olio; cos, 
      quando affermiamo che l'anima si muove senza una causa, vogliamo dire che 
      il suo movimento prescinde da una causa precedente ed esterna, non che 
      manchi in assoluto di una causa. Dell'atomo stesso si pu dire che, quando 
      procede nel vuoto per gravit e peso, procede senza una causa, poich non 
      gliene sopravviene alcuna dall'esterno. 25 Inoltre, per non essere derisi 
      da tutti i filosofi naturalisti, se sosteniamo che nulla accade senza 
      causa, dobbiamo distinguere ed esprimerci nei termini seguenti: ovvero 
      dire che rientra nella natura dell'atomo stesso muoversi per peso e 
      gravit e che tale  la causa stessa per cui esso cos si sposta. In modo 
      analogo, non bisogna ricercare una causa esterna per i moti volontari 
      dell'anima: un moto volontario infatti racchiude in s quella natura per 
      cui esso  in nostro potere e a noi subordinato, e non senza causa, perch 
      la natura stessa ne  causa. 26 Se le cose stanno in questi termini, 
      perch ogni proposizione non dovrebbe essere o vera o falsa, se non avremo 
      concesso che tutto quanto accade, accade per volere del fato? Perch, 
      risponde Crisippo, non possono essere veri nel futuro gli eventi che non 
      abbiano cause per cui debbano realizzarsi; ci che  vero presuppone 
      dunque necessariamente delle cause; cos, una volta accaduto, sar 
      accaduto per volere del fato.
      XII La questione  chiusa, se davvero bisogna convenire con te o che tutto 
      accade per volere del fato o che nulla pu accadere senza una causa. 27 
      Forse che l'affermazione: Scipione prender Numanzia non pu essere 
      vera, se non nel caso in cui una causa, connettendosi a un'altra 
      dall'eternit, verr a produrre tale effetto? Oppure avrebbe potuto essere 
      falsa, se fosse stata detta seicento secoli prima? Se allora non fosse 
      vera la frase: Scipione prender Numanzia, neppure quest'altra sarebbe 
      vera: Scipione ha preso Numanzia. Pu dunque essersi verificato nel 
      passato un evento, la cui realizzazione nel futuro non sia vera? Come 
      definiamo veri gli eventi del passato, la cui imminenza sia stata vera in 
      un tempo ad essi precedente, cos definiremo veri gli eventi del futuro, 
      la cui imminenza sar vera nel tempo a venire. 28 Se, poi, ogni 
      proposizione  o vera o falsa, non ne consegue immediatamente che 
      sussistano cause immutabili, eterne, che impediscono a qualche evento di 
      prodursi diversamente da come avrebbe dovuto. Ci sono cause fortuite, che 
      rendono vere affermazioni del tipo: Catone verr in senato, che non 
      rientrano nell'ordine universale della natura. Eppure dire verr, quando 
       vero, risulta tanto immutabile quanto dire  venuto. Non , per, un 
      valido motivo per aver paura del fato o della necessit. Bisogner 
      ammettere che, se l'affermazione: Ortensio verr nella villa di Tuscolo 
      non  vera, ne deriva che  falsa. Gli epicurei non accettano n l'una n 
      l'altra soluzione, il che non  possibile.
      N ci lasceremo condizionare dal cosiddetto argomento pigro: dai 
      filosofi  infatti definito ragionamento pigro l'argomento in base al 
      quale, se noi lo seguissimo, non faremmo assolutamente niente nella vita. 
      Ragionano cos: Se  stabilito per te dal fato che tu guarisca da questa 
      malattia, che tu mandi a chiamare o meno un medico, guarirai; 29 allo 
      stesso modo, se per te  stabilito dal fato che tu non guarisca da questa 
      malattia, sia che tu mandi a chiamare o meno un medico, non guarirai; una 
      delle due possibilit  stabilita dal fato: quindi, chiamare un medico non 
      influisce per nulla.
      XIII Questo genere di argomentazione  definito giustamente pigro e 
      inerte, perch, sulla base dello stesso principio, alla vita verrebbe meno 
      ogni attivit.  anche possibile modificare l'enunciazione, non usando il 
      termine fato, ma mantenendo lo stesso concetto: Se dall'eternit  
      stata vera la proposizione: guarirai da questa malattia, sia che tu 
      mandi a chiamare un medico sia che non lo mandi a chiamare, guarirai; allo 
      stesso modo, se dall'eternit  stata falsa la proposizione: guarirai da 
      questa malattia, sia che tu mandi a chiamare un medico sia che non lo 
      mandi a chiamare, non guarirai, e via dicendo. Tale ragionamento viene 
      contestato da Crisippo. 30 Nella realt alcune azioni sono semplici, altre 
      congiunte. Semplice  l'azione: Socrate morir in quel determinato 
      giorno: per costui, che faccia o meno qualcosa,  fissato il giorno della 
      morte. Ma se  stabilito dal fato che Edipo nascer da Laio, non si 
      potr dire: che Laio si unisca o meno con una donna, perch l'azione  
      congiunta e confatale: cos appunto la definisce Crisippo, perch  
      stabilito dal fato tanto che Laio giaccia con la propria moglie, quanto 
      che da lei abbia come figlio Edipo. Per cui, posto di dire: Milone 
      lotter ad Olimpia, se qualcuno ribattesse: dunque lotter, che abbia o 
      meno un avversario, sbaglierebbe; lotter  un'azione congiunta, perch 
      senza avversario non si d alcuna lotta. Quindi, tutti i sofismi di tal 
      genere vengono confutati nello stesso modo. Che tu mandi a chiamare o 
      meno un medico, guarirai  un ragionamento capzioso:  infatti stabilito 
      dal fato tanto chiamare il medico, quanto guarire. Sono azioni che, come 
      ho detto, Crisippo definisce confatali.
      XIV 31 Carneade non approvava tutto questo complesso di argomentazioni e 
      riteneva che tale ragionamento giungesse a conclusione in maniera troppo 
      dissennata. Pertanto, incalzava in altro modo, senza ricorrere ad alcun 
      cavillo; la sua conclusione era la seguente: Se tutto accade per cause 
      precedenti significa che tutto accade secondo una naturale concatenazione, 
      in modo collegato e connesso; se le cose stanno in questi termini,  la 
      necessit a produrre tutto; e se ci  vero, nulla  in nostro potere; 
      eppure qualcosa  in nostro potere; ma se tutto avviene per volere del 
      fato, tutto accade per cause precedenti; quindi, non tutto ci che accade, 
      accade per volere del fato. 32 Il ragionamento non potrebbe risultare pi 
      serrato e stringente. Se qualcuno volesse infatti respingere tale tesi e 
      affermare: Se tutti gli avvenimenti futuri sono veri dall'eternit, al 
      punto che si verificano senz'altro nel modo in cui devono realizzarsi,  
      necessario che tutto accada secondo una naturale concatenazione, in modo 
      collegato e connesso, non direbbe nulla. C' una netta differenza tra il 
      fatto che una causa naturale renda vere dall'eternit le cose a venire e 
      il fatto che possano essere concepite come vere le cose future anche senza 
      un'eternit naturale. Pertanto, sosteneva Carneade, neppure Apollo pu 
      predire l'avvenire, eccetto quegli eventi la cui natura reca in s cause 
      tali, per cui essi debbano verificarsi necessariamente. 33 Che cosa teneva 
      infatti presente il dio stesso, quando annunciava che quel famoso 
      Marcello, colui che fu tre volte console, sarebbe perito in mare? Ci era, 
      in effetti, vero dall'eternit, ma non aveva cause efficienti. Cos, 
      Carneade era dell'avviso che ad Apollo non fosse noto neppure il passato, 
      quando non ne rimanessero tracce, quasi come orme: figuriamoci il futuro! 
      Solo conoscendo le cause efficienti di ciascun fatto, si pu, in sostanza, 
      conoscere che cosa accadr. Nemmeno riguardo a Edipo, quindi, Apollo 
      avrebbe potuto prevedere niente, perch nella natura non ci sono cause 
      preordinate, sulla cui base il padre dovesse necessariamente essere ucciso 
      dal figlio, n altro del genere.
      XV Di conseguenza, se per gli stoici, i quali sostengono che tutto avviene 
      per volere del fato,  coerente approvare oracoli di tal sorta e tutti gli 
      altri esiti che si traggono dalla divinazione, non  invece d'obbligo la 
      stessa ammissione per coloro i quali affermano che sono vere dall'eternit 
      le cose a venire: sta' per attento che la posizione di questi ultimi non 
      sia la stessa degli stoici: gli uni argomentano infatti su un campo pi 
      ristretto, mentre il ragionamento degli altri  sciolto e libero. 34 Se si 
      ammettesse che nulla pu accadere se non per una causa precedente, quale 
      vantaggio si ricaverebbe, se ritenessimo quella causa non risultante da 
      cause eterne? Causa  quanto produce l'evento di cui  causa: per esempio, 
      la ferita  causa della morte, l'indigestione della malattia, il fuoco del 
      calore. Perci, non si deve intendere nel senso che la causa sia quanto 
      precede ogni fenomeno, ma ci che lo precede determinandolo. Il fatto che 
      io sia sceso nel Campo Marzio non  la causa per cui ho giocato a palla, 
      n Ecuba  stata la causa della rovina dei Troiani per aver partorito 
      Alessandro, n Tindaro per Agamennone avendo generato Clitemnestra. In tal 
      modo si dir che perfino un viandante ben vestito  stato, rispetto al 
      brigante, la causa per cui  stato da quello depredato. 35 Di tale tenore 
      sono quei ben noti versi di Ennio:
      O se nel bosco del Pelio, dalle scuri
      abbattuti, non fossero mai caduti al suolo i tronchi
      [d'abete!
      Si sarebbe potuto risalire addirittura pi indietro: O se sul Pelio non 
      fosse mai nato un albero!, o ancora prima: O se non fosse mai esistito 
      un monte Pelio! e si potrebbe, seguitando identicamente a ritroso nel 
      tempo, procedere all'infinito.
      Se da l la costruzione di una nave
      non avesse avuto principio!
      A che scopo ripercorre il tempo trascorso? Segue infatti quel celebre 
      passo:
      Giammai la mia signora, Medea, vagando, avrebbe
      [lasciato
      la casa, con l'animo afflitto, ferita da fiera passione,
      ma non perch quei fatti comportassero la causa della sua passione.
      XVI 36 Inoltre affermano che c' una differenza tra un evento senza il 
      quale nulla pu aver luogo e un evento con il quale  necessario che 
      qualcosa sia. Nessuno dunque dei motivi sopra indicati risulta essere una 
      causa, perch nessuno di essi produce da s ci di cui  detto causa. 
      Causa non  ci senza cui nulla accade, ma piuttosto ci che, quando 
      interviene, produce necessariamente ci di cui  causa. Quando Filottete 
      non era stato ancora ferito dal morso del serpente, quale causa era 
      contenuta nell'ordine universale, per cui dovesse essere abbandonato 
      sull'isola di Lemno? In sguito, per, vi fu una causa pi stretta e 
      legata al suo effetto. 37 La natura dell'evento svela dunque la causa. 
      Comunque, dall'eternit  stata vera quest'affermazione: Filottete sar 
      abbandonato su un'isola, n si poteva mutare da vera in falsa.  
      necessario che, tra due concetti contrari (definisco, in questo caso, 
      contrari due concetti di cui uno afferma, l'altro nega), pur a dispetto di 
      Epicuro  necessario - dicevamo - che l'uno sia vero e l'altro sia falso; 
      quindi, la frase Filottete verr ferito  stata vera per tutti i secoli 
      precedenti, non sar ferito falsa. A meno che per caso non si voglia 
      seguire l'opinione degli epicurei, i quali sostengono che affermazioni del 
      genere non sono n vere n false o, quando se ne vergognano, propugnano 
      una tesi ancor pi impudente: le contrapposizioni dei contrari sono vere, 
      ma nessuna delle due tesi enunciate in esse  vera. 38 Ma che 
      straordinario arbitrio e che miserevole ignoranza dell'arte dialettica! Se 
      nell'espressione qualcosa non  n vero n falso, risulta senz'altro non 
      vero; ci che non  vero, poi, in che modo potrebbe non essere falso? 
      Oppure, ci che non  falso, in che modo potrebbe non essere vero? Ci si 
      atterr, insomma, alla tesi difesa da Crisippo, ovvero che ogni 
      affermazione  o vera o falsa; la logica stessa ci costringer ad 
      ammettere, inoltre, che alcune cose sono vere dall'eternit, non vincolate 
      a cause eterne e libere dalla necessit del fato.
      XVII 39 A dire il vero, tra le due posizioni dei filosofi antichi (la 
      prima di chi riteneva che tutto si verificasse per volere del fato, al 
      punto che il fato comportava la forza della necessit, posizione nella 
      quale rientravano Democrito, Eraclito, Empedocle, Aristotele; la seconda 
      di chi pensava che ci fossero moti volontari dell'anima senza alcun 
      intervento del fato), mi sembra che Crisippo, quale arbitro onorario, 
      abbia voluto seguire la via mediana, anche se si avvicina di pi a coloro 
      che propendono per i moti dell'anima affrancati dalla necessit; ma, 
      mentre fa uso della terminologia che gli  propria, scivola in difficolt 
      tali, da dover ribadire, suo malgrado, la necessit del fato. 40 Vediamo, 
      se mi  concesso, quale ne sia la natura nella teoria dell'assenso, che ho 
      trattato nella prima parte della mia esposizione. Quegli antichi filosofi, 
      i quali pensavano che tutto accadesse per volere del fato, sostenevano che 
      l'assenso si produceva per forza di necessit. Chi dissentiva da loro, 
      affrancava l'assenso dal fato e asseriva che, se si attribuiva un 
      carattere fatale all'assenso, non si poteva salvaguardare quest'ultimo dal 
      concetto di necessit. Cos argomentavano: Se tutto accade per volere del 
      fato, tutto accade per una causa precedente; se ci vale per la tendenza, 
      vale anche per quanto la segue, quindi anche per l'assenso; ma, se la 
      causa della tendenza non  in nostro potere, neppure la tendenza lo ; 
      quindi, neppure gli effetti prodotti dalla tendenza sono in nostro potere; 
      non sono dunque in nostro potere n l'assenso n le azioni. Ne deriva che 
      non sono giusti n gli elogi n i biasimi, n i premi n i castighi. 
      Poich la conclusione  difettosa, ritengono di poter ricavare, per via 
      probabilistica, che non tutto ci che accade, accade per volere del fato.
      XVIII 41 Crisippo, per, respingendo il concetto di necessit e 
      pretendendo che nulla possa accadere senza cause preordinate, distingue i 
      diversi tipi di cause, per sfuggire alla necessit e mantenere, al tempo 
      stesso, il concetto di fato. Tra le cause, sostiene, alcune sono 
      compiute e principali, altre mediate e immediate. Per cui, quando diciamo 
      che tutto avviene per cause precedenti, non vogliamo intendere per cause 
      compiute e principali, bens per cause mediate [precedenti] e immediate. 
      Pertanto, al ragionamento che poco fa ho portato a conclusione, Crisippo 
      cos si oppone: se tutto accade per volere del fato, ne consegue che tutto 
      avviene per cause precedenti, ovvero per cause non tanto principali e 
      compiute, quanto piuttosto mediate e immediate. Se tali cause non sono in 
      nostro potere, non ne deriva che neppure la tendenza non sia in nostro 
      potere. Una conseguenza del genere deriverebbe, se affermassimo che tutto 
      accade per cause compiute e principali, di modo che, non essendo tali 
      cause in nostro potere, neppure la tendenza lo sarebbe. 42 Perci tale 
      conclusione avr valore contro chi introduce il concetto di fato in modo 
      da coniugarlo con la necessit; non varr invece nei confronti di chi non 
      definir n compiute n principali le cause precedenti. Quanto 
      all'affermare che l'assenso deriva da cause precedenti, Crisippo ritiene 
      che si spieghi con facilit, da s, di qual genere esso sia. Sebbene 
      l'assenso non possa aver luogo se non dietro l'impulso di una 
      rappresentazione, tuttavia, dal momento che tale rappresentazione ha una 
      causa immediata, e non principale, esso trova, secondo Crisippo, la 
      spiegazione che abbiamo or ora proposto; non che l'assenso possa aver 
      luogo a prescindere da una forza che lo solleciti dall'esterno ( infatti 
      necessario che l'assenso tragga impulso da una rappresentazione), ma 
      Crisippo ritorna all'esempio, a lui caro, del cilindro e della trottola, 
      che non possono iniziare a muoversi se non colpiti. Ma una volta ricevuto 
      l'impulso esterno, ritiene che successivamente, per la propria intrinseca 
      natura, il cilindro continui a rotolare e la trottola a ruotare.
      XIX 43 Dunque, chi ha spinto il cilindro, prosegue Crisippo, ha dato 
      inizio al moto, ma non ne ha determinato il movimento rotatorio; 
      analogamente, la rappresentazione che si offre imprimer la sua immagine 
      e, per cos dire, lascer la sua impronta nell'anima, ma l'assenso sar in 
      nostro potere e, colpito dall'esterno, alla stregua di quanto si  detto 
      per il cilindro, successivamente si muover in virt di una forza naturale 
      intrinseca. Se qualche fenomeno si verificasse senza una causa precedente, 
      l'affermazione che tutto avviene per volere del fato sarebbe falsa; ma se 
      tutto quanto accade  verosimilmente preceduto da una causa, quale 
      argomentazione si potr addurre per non ammettere che tutto avviene per 
      volere del fato? A patto che s'intenda qual  la distinzione e la 
      diversit delle cause. 44 Dopo tale spiegazione di Crisippo, se chi nega 
      che l'assenso avviene per volere del fato concedesse almeno che esso non 
      ha luogo senza una rappresentazione precedente, diverso sarebbe il 
      ragionamento; se invece ammette che le rappresentazioni sono precedenti, 
      senza per concedere che l'assenso avviene per volere del fato, perch non 
      sarebbe la causa immediata ed essenziale sopra ricordata a muovere 
      l'assenso, bada che non finiscano per sostenere la stessa tesi. Crisippo 
      infatti, non concedendo che la causa immediata ed essenziale dell'assenso 
      riposi nella rappresentazione, non ammetter nemmeno che tale causa sia 
      necessaria per il nostro assenso, in modo che, se tutto avviene per volere 
      del fato, tutto avviene per cause precedenti e necessarie; parimenti, 
      coloro che dissentono da tale tesi, riconoscendo che non si d l'assenso 
      senza che lo preceda la rappresentazione, sosterranno che, se tutto accade 
      per volere del fato di modo che nulla avviene se non per il precedere di 
      una causa,  inevitabile ammettere che tutto accade per volere del fato; 
      da ci  facile comprendere come costoro dissentano a parole e non nei 
      fatti, poich entrambi, chiarita e sviluppata la loro tesi, giungono a una 
      conclusione identica. 45 In sintesi, la distinzione  la seguente: in 
      alcuni casi si pu affermare giustamente che, essendosi verificate cause 
      pregresse, non dipende da noi che accadano gli eventi di cui sussistevano 
      le cause; in altri casi invece, pur essendoci cause pregresse,  comunque 
      in nostro potere che gli eventi vadano diversamente. Entrambi approvano 
      tale distinzione: gli uni, per, ritengono che accadano per volere del 
      fato quegli eventi, per i quali, essendosi verificate anteriormente le 
      cause, non  in nostro potere che vadano diversamente; invece, per gli 
      eventi che sono in nostro potere, ritengono che il fato ne rimanga escluso 
      ...
      XX 46 Occorre discutere la questione sotto tale ottica, senza cercare una 
      difesa negli atomi che vagano nel vuoto e deviano dal proprio asse. 
      L'atomo, sostiene Epicuro, devia. Primo: perch? A parere di Democrito 
      avevano, in effetti, una qualche altra forza di movimento, l'impulso, che 
      egli chiama colpo, mentre secondo te, o Epicuro, si muovono in virt della 
      gravit e del peso. Quale nuova causa si trova dunque nella natura, per 
      cui l'atomo dovrebbe deviare? Forse traggono a sorte tra di loro quale 
      atomo debba deviare e quale no? O perch deviare di uno scarto minimo, e 
      non maggiore? O ancora, perch di un solo scarto minimo e non di due o di 
      tre? Questo significa esprimere desideri, non argomentare. 47 A tuo dire, 
      n l'atomo si sposta dal proprio asse e devia perch colpito dall'esterno, 
      n c' nel vuoto, in cui l'atomo si muove, una qualche causa per cui 
      l'atomo stesso non debba procedere perpendicolarmente, n nell'atomo 
      stesso  intervenuto mutamento di sorta, per cui non possa mantenere il 
      movimento naturale dovuto al peso. Cos, senza aver addotto alcuna causa 
      capace di produrre tale deviazione, Epicuro presume di aver fornito una 
      spiegazione di rilievo, quando invece sostiene una tesi che il buon senso 
      di ognuno rifiuta e respinge. 48 Anzi, nessuno, mi pare, ribadisce in 
      maniera pi netta non solo il concetto di fato, ma addirittura la 
      necessit coartante dell'ordine universale, come pure la negazione dei 
      moti volontari dell'anima, nessuno pi di Epicuro, il quale riconosce che 
      non avrebbe potuto opporsi al concetto di fato, se non avesse cercato 
      rifugio in queste fittizie deviazioni. Anche ammettendo l'esistenza degli 
      atomi, che comunque non mi possono provare in alcun modo, tuttavia queste 
      deviazioni dall'asse non potrebbero mai trovare una spiegazione. Se  
      stato infatti assegnato agli atomi dalla necessit di natura il procedere 
      per forza di gravit, perch  inevitabile che ogni peso, se non incontra 
      ostacoli, si muova e si sposti, ne consegue necessariamente anche che 
      deviino, o alcuni atomi o, se vogliono, tutti secondo natura ...
        

